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Visitor Q

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Visitor Q 3.00 of 5 1 Vote.
Strano, violento, tragico, grottescamente esilarante, disturbante: questo è Visitor Q.
Miike porta sullo schermo una famiglia deviata e allo sbando che, a partire dal capofamiglia, reporter con l'ossessione di realizzare servizi sul bullismo giovanile, mostra un ampio repertorio di comportamenti esasperati e socialmente inaccettabili. Il figlio, vittima egli stesso delle angherie che affascinano in modo tanto perverso il padre, sfoga la sua frustrazione picchiando e umiliando la madre Keiko la quale vive il tutto con rassegnata sottomissione, sfuggendo alla realtà attraverso la droga. A completare il quadro di questa famigliola tutt'altro che felice si aggiunge una figlia adolescente che vive per conto proprio e si mantiene prostituendosi.

Già dalla prima scena di Visitor Q lo spettatore è disturbato da crude scene di sesso per poi essere colpito ancora più forte quando vengono introdotti i personaggi della famiglia Yamazaki.
Kenichi Endo recita la parte del capofamiglia, all'apparenza un uomo di mezz'età mediocre e banale con un lavoro in cui non eccelle e che sembra essere il personaggio con il comportamento più normale se paragonato agli eccessi altrui.
Ogni membro della famiglia Yamazaki è carico di frustrazione e di odio represso e ognuno sembra vivere in un mondo a se stante fuori dalla realtà, come delle linee rette destinate a non incontrarsi mai, ma ad un certo punto queste linee s'intersecano dando vita a delle situazioni paradossali.
E' la bizzarra entrata in scena del Visitor Q a creare lo sconvolgimento necessario a farli riavvicinare. Di questo personaggio non sappiamo nulla e il regista non ci svela neppure il nome. Ma chi è realmente costui? E' una persona reale o è angelo o demone?
A questo punto Miike spiazza lo spettatore: se da un lato la violenza esibita suscita un sentimento di condanna e di repulsione nei confronti di questa famiglia disgregata, dall'altro non si riesce a fare a meno di ridere e di provare quasi affetto grazie al personaggio del Visitor Q, interpretato da Kazushi Watanabe. Nonostante non abbia praticamente battute all'interno del film, la sua parte è essenziale e serve a dare vita ad alcune scene spassose e bellissime come quelle della ritrovata complicità tra la moglie e il marito, la riscoperta del lato materno di Keiko, e qui ricorre un tema caro al regista rappresentato dal latte materno che sgorga profusamente, e la ritrovata vitalità gioiosa che finalmente la anima.

Al termine del film Miike sorprende ancora una volta perché, benché non sia possibile che una famiglia del genere possa diventare un esempio di moralità e onestà, ben lungi comunque dall'intenzione del regista, lo spettatore prova un senso di riappacificazione, di soddisfazione e di divertimento nell'osservare questa famiglia unita nell'idilliaca scena finale in cui tutte le violenze passate sembrano essere state perdonate.
Pur non essendo una fervida amante del Cinema di Takashi Miike, Visitor Q mi ha stregato per la sua assurdità e per l'ironia e, a mio avviso, vale la pena di vederlo anche solo per ammirare le scene grottesche in cui compare il fantomatico personaggio del titolo.

 

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