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Visions

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Visions 2.00 of 5 1 Vote.
Gli italiani non sono capaci a fare film sui serial killer americani. Non è colpa loro/nostra, non abbiamo (per fortuna) una grande tradizione di cronaca in questo senso, a differenza della grande terra oltre l'oceano. Ma la responsabilità sta nella scelta di cimentarvisi. In un periodo, poi, in cui volenti o nolenti lo stato dell'arte è fissato dalle innumerevoli serie televisive che da qualche anno esplorano e narrano il mondo oscuro della psicopatia criminale, prima fra tutte la sempre eccellente e sorprendente Criminal Minds. Purtroppo (tra virgolette, s'intende) è un confronto a cui non può sfuggire nessuno sceneggiatore/regista/produttore e certo non aiuta non rivedere il proprio film almeno una volta dopo averlo finito... (sic!).Il dottor Fredrick Leeman (Steven Matthews) è un profiler dell'FBI, non molto carismatico né particolarmente in gamba (almeno così si evince dal suo caso di apertura), che da tempo si confronta con una mente tanto crudele, quanto sottile: quella del temibile serial killer noto con lo pseudonimo di Spider (qualche riferimento di cronenberghiana memoria? Forse...). Le sue ultime trattative però falliscono miseramente e il dottore decide con umiltà di cambiare mestiere e dedicarsi al trattamento e recupero di casi psichiatrici in una clinica privata. Qui si imbatte in Mat (Henry Garrett), un giovane che si sveglia da un coma lungo qualche giorno con un'amnesia pressoché totale.Il paziente non è semplice, data la sua curiosità e voglia di ritrovare la propria identità: con l'aiuto di un altro eccentrico paziente, Nick (grandissimo l'attore Jakob von Eichel, il personaggio migliore della compagine), e di una intraprendente giornalista, Hope (Caroline Kessler), si imbatte nel vecchio lavoro dello psichiatra ed inizia a maturare un interesse sempre più forte nei confronti dell'inquietante e ancora a piede libero Spider. Così forte che si traduce in incubi e visioni raccapriccianti, puntualmente verificate da indagini successive: premonizione? Il paranormale non si spiega, ma si può usare e i quattro (di fatto uno psichiatra, una giornalista e due matti) si mettono sulle tracce del killer, guidati dalle visions di Matt. Il finale ribalterà totalmente le carte in tavola e la complessa tela del ragno si svolgerà di fronte agli occhi inumiditi dello spettatore. Per la drammaticità del film? No, piuttosto per le risa involontarie e la rabbia per l'occasione sprecata di confezionare un buon prodotto, una volta tanto targato Italia.L'idea alla base della trama, benché si poggi su una classe di disturbi psichici a dir poco abusata dal cinema di genere, è abbastanza originale ed effettivamente interessante. è però delicata, richiede una certa capacità per essere declinata cinematograficamente e svilupparsi in maniera naturale all'interno di un'ora e mezza di film. Purtroppo Cecinelli e la sua squadra non sembrano all'altezza del compito, nonostante il regista dimostri di saperci fare con la macchina da presa. Soprattutto in quelle sequenze in cui viene richiesta la sua esperienza in video-clip musicali (tra i suoi lavori, canzoni di Mannoia e Tricarico), come i flash e le visioni del protagonista, davvero ben fatti. Ha anche voglia di sperimentare e tenta qualche ripresa non canonica: ricordo per esempio una ripresa dall'alto dei protagonisti, quando si accingono ad entrare in una stanza non molto rassicurante, con le loro teste appiattite al suolo dalla prospettiva che sottolineano l'opprimenza del luogo.E non si possono non apprezzare quei veri e propri quadri che con il direttore della fotografia (Claudio Zamarion) riesce a comporre: corpi straziati e sospesi a mezz'aria in un intrico di cavi di metallo, questo sì degno dell'immaginario allucinato di un Cronenberg.
Purtroppo è nel complesso che l'opera non funziona e l'inesperienza degli attori non migliora le cose. Fino al punto che in più momenti (in particolare i dieci minuti centrali del film) le scene sono così assurdamente mal fatte che si ha davvero l'impressione di essersi persi qualcosa. E gli attori hanno tali cadute di stile (non aiutati dai dialoghi a dir la verità, a tratti insulsi) che strappano involontariamente un sorriso, se non una risata vera e propria. Reazione naturalmente mortale per un film che si definisce un thriller psicologico. è vero che la soluzione finale della trama ricompone i pezzi e in qualche modo (molto alla buona, direi) giustifica tutto ciò che di strano o fuori posto si è visto... ma ormai si è riso e questo ha già rovinato tutto!Si parla molto (troppo) spesso di film tecnicamente ineccepibili con pessime idee, questa volta di tratta di una buona trama concretizzata davvero male, nonostante elementi qua e là interessanti e promettenti. Mi permetto di dare un suggerimento per iniziare a migliorare: basta con le dettagliate spiegazioni finali post-rivelazione, con tanto di voce fuori campo! Perché dietro le quinte sono tutti convinti che gli spettatori siano dei perfetti stupidi?

 

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