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Venerdì 13

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Un gruppo di adolescenti strepita per la riapertura del campeggio Crystal Lake, del tutto inconsci che quel posto dalla parvenza beatificante sia circoscritto da un alone maledetto. La lugubre leggenda divulgatasi in paese narra infatti che in quel del '58 un bambino sia annegato nelle placide acque del lago, tra l'indifferenza e la noncuranza dei campeggiatori e dei bagnini, intenti a scambiarsi intense effusioni amorose. L'anno venturo la disgrazia, una giovane coppia venne rinvenuta trucidata in circostanze inesplicabili con barbara e inaudita inumanità. Una volta giunti sulla location incriminata, i ragazzi danno il via all'opera di manutenzione e restauro dello sconquassato campo finalizzato alla riapertura dei battenti. In un battito di ciglia la scanzonata comitiva viene dimezzata da una impetuosa figura che necessita di quell'agrodolce sapore di vendetta che solo colmato placherà la sua funesta ira. Chi sopravvivrà allo scempio perpetrato dal primordiale impeto di perversione e di astio dello smanioso omicida?Film dalla matrice sessuofobica diretto da Sean S. Cunningham, un fido collaboratore nonché amico di stimata fiducia di Wes Craven (Nightmare, Nightmare Nuovo Incubo), in un lasso di tempo fulmineo tra il settembre e l'ottobre del '79. La proiezione otterrà una nutrita gamma di consensi al box office (quasi 40 milioni di dollari solo in USA) e nel mercato Home Video, divenendo un autentico fenomeno di massa. Per la buonuscita del progetto il professionale Sean scelse di inglobare una vicenda cruenta in una piccola località, una cittadina a dir poco mite e indolente come Blairstown sita nel New Jersey. Secondo il suo arguto ingegno bisognava plasmare un netto e marcato contrasto tra la forza benigna sprigionata dalla tranquillità del campo che veniva puntualmente eclissata dalla presenza negativa del maniaco di turno. All'epoca le risorse al cospetto della troupe, che progrediva alla realizzazione dell'opera, erano risibili; si sopperisce alla mancanza di liquidità e finanziamenti con tre sostanziali elementi.Il primo va scovato nella figura di Tom Savini: l'effettista ricevette elogi a destra e a manca dalla produzione che lo corteggiava forsennatamente, positivamente riempita di fiducia e dall'orgoglio di poter sfoggiare ed esibire il genio dell'artista che curò personalmente i superbi effetti per Dawn of The Dead (Zombi) di George A. Romero. Dopo gli innumerevoli attestati di stima da parte dei produttori, il mago di effetti asserì le richieste, confermando il suo nome come garanzia di qualità, realizzando lo straordinario make up del deforme Jason ed altri truculenti effettacci.Il secondo tassello è una discreta razione di tensione dilazionata e centellinata (a volte anche troppo) per tutto l'arco del lungometraggio. Tensione coadiuvata da una fantasmagorica apparizione finale. A detta del giovane direttore instaurare tale figura in un contesto puramente pacifico e soave equivaleva a diffondere e far germogliare il seme del dubbio nello spettatore: mera allucinazione figlia del terrore saggiato e assaporato dalla protagonista o riluttante e imbelle realtà? Il pezzo che completa il puzzle è il ruolo rivestito dall'ottima Betsy Palmer. L'attrice nonostante all'epoca fosse titolare di una sterile quanto farraginosa esperienza, risultò adatta al ruolo perché pur di interpretare un personaggio ambiguo ottimizzò le sue ricchezze pagandosi volentieri le spese di trasporto sino al lago Nobeboso (località sede delle riprese), al contrario delle altre provinate. Tuttavia, recentemente ha rifiutato di rivestire i panni della madre di Jason nell'incontro-scontro Freddy VS Jason per via della paga ritenuta poco consistente. E adesso veniamo alla nostra consueta analisi. La trama di Friday the 13th non esige giri di parole o contorsioni cervellotiche, è semplice e lineare quanto basta per essere accolta e apprezzata da un pubblico prettamente giovanile. La colonna sonora composta dal grande Harry Manfredini, rassomiglia vagamente a quella già udita in Psycho, al quale si aggiunge l'indimenticabile chi chi chi che accompagnerà quasi tutti gli omicidi dell'intera serie. A conti fatti, il tutto è definibile come una fiera del già visto, con attori più simili a delle macchiette impazzite, talmente intrisi di insignificante stupidità che si prega il Signore per vederli eliminati prima possibile.Tra i giovani destinati al turpe massacro segnaliamo lo svezzamento di un ancora acerbo Kevin Bacon, un pò come capitato a Johnny Depp in Nightmare. Conosciuto come A long night at Camp Blood, la proiezione sarà perennemente debitrice verso classici come Halloween (la figura dell'assassino pronto a punire gli atti peccaminosi di giovani ormonalmente carismatici è vecchia quanto il mondo) e Reazione a Catena di Mario Bava (alcuni omicidi rimarcati con lo stampino). Dal mio punto di vista si è dinanzi ad un prodotto palesemente sopravvalutato, ma dalle mille sfaccettature che hanno voci a sè stanti in capitolo. In primis, enfatizziamo la totale mancanza di originalità e di idee, il tutto contribuisce a renderlo un lavoro di poco superiore alla sufficienza, ma che ha avuto l'encomiabile pregio di creare una delle saghe horror più rosee e durature, nonchè una delle più longeve e amate, oltre a forgiare un mirabolante boogeyman dalla foggia indistruttibile. La differenza che intercorre tra il capostipite della saga di Jason e uno dei suoi sequel è pressoché minima, viene quindi da domandarsi:Quale fascino sfarzoso e superbo esercita tale produzione su noi tutti?. Per l'appunto, nulla di eccessivamente speciale, è proprio la sua estrema linearità a renderlo sobrio e facilmente commestibile, quindi irresistibile.Da visionare possibilmente non nella versione italiana, vittima dei pesanti quanto inutili tagli da parte della censura (ai tempi si preferì cesoiare alcune sequenze per non rischiare di vedersi catapultata la pellicola nella sezione Film Hardcore dei videonoleggi). Tagli non presenti invece in una versione Giapponese su laserdisc molto più ricca di contenuti di quelle distribuite in occidente. Per assurdo se ne è proibita la distribuzione in Finlandia fino al 2003, anno in cui fu immesso sul mercato una versione in dvd. In Danimarca è disponibile una versione con un Happy End piuttosto disgustoso e di insulsa fattura: Billy in realtà sopravvive al massacro e si ritrova in ospedale a far da compagnia alla protagonista. Ma la leggenda Venerdì 13Bloody Murder, Sleepway Camp, quest'ultimo fiero di poter vantare addirittura quattro sequel, e Camp Blood, non si è ancora assopita. Tutt'altro. Recentemente è stata oggetto di una catena di cloni e imitazioni varie made in USA che ricalcano alla perfezione nomi, situazioni, paesaggi confezionandoli come prodotti destinati per la maggior parte al solo circuito homevideo. Ovviamente parliamo di produzioni come che avremo modo di analizzare in seguito. Insomma, una fiera di taglio, copiato e cucito. Il film meriterebbe mezzo punto valutativo in più, tenendo presente il valore storico intrinseco, il fascino e il merito di aver avviato una celeberrima serie, ma qui si bada all'essenza, si mira al cuore, al cardine della pellicola per estrapolarne quanto di buono e concreto dimostri effettivamente. E sicuramente il risultato, pur essendo superiore alla sufficienza, non è di certo eccelso.E adesso largo alle curiosità.
Venerdì 13 uscì quasi nello stesso periodo di Shining (la pellicola di Jason esordì il 5 Maggio del 1980, quella di Kubrick il 23 del medesimo mese). Incredibile ma vero, il nostro slasher movie riuscì a tenergli testa e a non sfigurare in questa sfida, rimpinzando i botteghini di circa 40 milioni di dollari.

BODY COUNT: 9 THE MAN BEHIND THE MASKrn Nome: Ari Lehman
Cosa fa ora? Ari Lehman dopo una brevissima parentesi cinematografica è ora un musicista. La sua band si chiama Ari Ben Moses Band.
Filmografia
Venerdì 13 (1980)
Manny's Orphans (1978) Actarus

 

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