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Underworld: La Ribellione dei Lycans

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Underworld: La Ribellione dei Lycans 2.00 of 5 1 Vote.
Nelle storie migliori, secondo Syd Field, autore di testi fondamentali di teoria della sceneggiatura, qualcuno perde il controllo della propria vita e destino e deve operarsi con molte difficoltà per riacquistarlo. Ora l'intuizione originaria del primo Underworld, bel film di cui senz'altro non avremmo sentito l'esigenza di un secondo - figurarsi un terzo capitolo- era piuttosto avvincente. Sullo sfondo di feroci contrasti tra vampiri e licantropi, una bella bloodsucker si coinvolgeva con un ibrido in fuga e perdeva certezze e un luogo sicuro dove progredire la sua esistenza d'algida ed imperturbabile lady di sangue.Nel secondo capitolo la nostra fanciulla canina, sempre in cerca di una mediazione con il proprio oscuro passato, accettava la mutazione del presente, promettendo un irrevocabile seguito delle sue vicende…Ma il futuro della saga, dopo che il materiale sviluppato da Len Wiseman (regista dei primi due episodi, che con logica preveggente, ha rifiutato di tornare a ridirigere il suo film ), era già stato ampiamente abusato - anche perché di plot points ce n'erano in abbondanza, oltre che pazzesche complicazioni di trama - si avvale ora di un espediente da orrendo rituale del blockbuster system: il prequel. Si racconta così con l'ordito di una più che banale semplificazione, l'origine delle bugie e delle lotte per la libertà e la supremazia tra i due clan.Troviamo quindi un avo della protagonista interpretata dalla Beckinsale, costretto insieme agli altri esponenti della sua specie, prigioniero e schiavo di un umido gothic fantasy dove governa una casta di arroganti vampiri in gonnella.
Dopo tremende vessazioni, il nostro eroe - destinato a diventare il William Wallace mannaro, con qualche supplizio che ricorda La Passione di Gibson - si cimenta in una love story alimentare con la figlia del cattivissimo capoclan, Sonja (Rhona Mitra), destinata a creare qualche sconforto in chi già se la prefigurava agguerrita mamma o nonna della Beckinsale in latex. I due amanti come in ogni tragedia elisabettiana che si rispetti, son destinati a invidia e cattiveria di repertorio, quando con qualche variazione tematica (assunto filosofico) sull'impossibilità di essere normali, il film allude in allarmante fotocopia alle battute d'epilogo tra i protagonisti de The Strangers di Bertino.Dirige Patrick Tatopoulos (production designer del precedente capitolo Underworld: Evolution, ma anche di Dark City), brillante, almeno a detta del suo più versatile interprete, l'eccellente Bill Nighy, che in una recente intervista ha sottolineato la sua bravura a coordinare il cast su scenografie spesso scivolose, realizzando efficaci confronti tra i mostruosi antagonisti - in molte sequenze senza dialogo- solo con ruggiti e sibili felini.
Pregi tecnici a parte, qualche punto di vista meritava un maggiore sviluppo, anche in considerazione di un altrimenti inarrestabile discesa verso l'inutilità, ragione per cui Underworld 3: la rivolta dei Lycans non solo è monotono, rumoroso e non dissimile da Pathfinder di Nispel, ma anche molto più effettistico, populista e decisamente mimetico.

 

 

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