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Ultimatum alla Terra

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Klaatu, un alieno dalle sembianze umane, e il suo robot Gort dotato di straordinari poteri, atterrano con la loro nave spaziale sul pianeta Terra, appena uscito da un tragico conflitto mondiale. Portano con loro un importante messaggio di pace, che l'alieno desidera comunicare immediatamente a tutti i maggiori rappresentanti di ogni nazione terrestre. Ma l'ostilità dell'uomo non renderà facile il compito: rischiando di essere ucciso dall'esercito, Klaatu cercherà di capire qualcosa in più su questo pianeta, informando l'uomo su quanto sia fondamentale fermare ogni guerra e violenza. Altrimentiu2026

Splendido, immortale classico della fantascienza più pura, Ultimatum Alla Terra rappresenta tutt'ora, a oltre cinquant'anni dalla sua realizzazione, una delle massime vette artistiche a cui può giungere il cinema fantastico. L'americano Robert Wise firmò la pellicola, caratterizzandola con una densità contenutistica se possibile ancor maggiore di quella già presente nel romanzo dal quale è tratto, Addio al Padrone (Farewell to the Master) di Henry Bates.
Il maestoso affresco architettato da Wise risente relativamente poco del trascorrere degli anni, conservando comunque inalterato lo splendido anelito pacifista e l'acuta riflessione sulla biologica ottusità dell'essere umano, evidenziandone l'inesorabile istinto autodistruttivo che lo ha da sempre caratterizzato. L'alieno Klaatu, interpretato da un austero e inquietante Michael Rennie, assurge appieno tutte le sottili sfumature, tutti i lievi chiaroscuri della parabola morale (ma mai moralista) a cui il film converge. Un visitatore, un salvatore, un messaggerou2026o forse solo impietoso e inesorabile specchio di un'umanità uscita malconcia dai disastri nucleari, ancora nella morsa di una minaccia atomica mai sopita.

Lontano dai mostruosi invasori che hanno massicciamente forgiato quasi tutta la narrativa e il cinema fantascientifico del ventesimo secolo, Wise descrive un'innovativa tassonomia aliena, proprio mantenendosi così vicino a quanto di più ci è familiare: un uomo. Uno come tanti, uno come noi. Uguale ma diverso nel suo cercare di comunicare, di dialogare con una civiltà sorda ad ogni monito, cieca ad ogni evidenza.
Il conflittuale rapporto tra uomo e universo, tra massa e diverso, è brillantemente rappresentato con poche inquadrature nella celebre, antologica sequenza dell'atterraggio di Klaatu e dell'automa vigilante. Una fotografia pregevole, dai toni pastosi, esalta simmetrie pittoriche nell'inquadratura, evidenziando spazialità ampie derivate da un retaggio espressionista evoluto e personale.
Il tema velatamente geocentrico, così fastidiosamente presente in tante produzioni fantascientifiche del periodo, viene qui ribaltato con elegante decisione: Klaatu, l'uomo spaziale, è il centro dell'inquadratura, la focale ultima, il punto all'infinito. L'uomo, indigeno di un pianeta qui chiamato Terra, è tutt'attorno: schiamazza, pullula, si dimena, blatera. Ma, soprattutto, non capisce. Klaatu è non solo l'archetipo involontario (come dichiarato dallo stesso Wise) di un messia, ma l'equilibrio assoluto, il riferimento concreto, severo, inappellabile.
Il suo bisogno estremo di comunicare il messaggio, di portare la sua missione di pace e di avvertimento, fa il paio con l'ottusità oscurantista dei mass-media, con l'insulsa aggressività dei militari, con la diffidenza della gente. Lo script di Edmund North, di certo non privo di svariate ingenuità tipiche della Sci-Fi di quel periodo, mette fortemente in risalto le difficoltà dell'alieno nel relazionarsi con queste entità costituenti il pianeta Terra. Gli unici con i quali riesce veramente a dialogare, a farsi ascoltare, sono Bobby (un bambino) e il Prof. Barhardt, (uno scienziato).

Con il primo si crea un'intesa basata sulla fiducia, sul rispetto reciproco. Con il secondo nasce un idillio intellettuale, ma i toni si fanno presto severi. La sequenza che li vede assieme, nello studio del fisico, è memorabile, da storia della fantascienza. Klaatu risolve facilmente il complesso problema sul moto dei corpi celesti che attanagliava lo studioso da mesi: grazie al suo avanzato sapere scientifico riesce a ottenere udienza dall'unica persona capace di ascoltare, dall'unico veramente in grado di comprendere la gravità della situazione. I toni sono pacati, ma tesi. Di fronte a se si staglia una lavagna di formule matematiche, ma ancora più avanti c'è l'avviso. Semplice, duro come un macigno: tra poco, grazie all'energia atomica, l'uomo sarà in grado di esplorare l'universo, ma se questo andrà a minacciare la pace sugli altri pianeti del sistemau2026la Terra sarà eliminata.
u00abNoi scienziati siamo molto spesso ignorati o mal compresiu00bb recita amaramente Barhardt. La posizione progressista e marcatamente copernicana del regista si evince in tutta la sua forza, denunciando la scarsa considerazione nei confronti della scienza, a vantaggio delle forze politico-militari.
Forse anche più evidente, nel contempo, l'intrinseca sfiducia per il genere umano che traspira in ogni fotogramma della pellicola. Quali azioni possono intraprendere l'alieno e il suo automa, per ottenere finalmente udienza? u00abUn'azione di forzau00bb - lo avverte Klaatu - u00abdal momento che la forza è la sola cosa che capite!u00bb.

La (co)scienza è l'autentica protagonista di questa pseudo favola fantascientifica: un concetto dicotomico ma concorde, al di là di ogni credo, specie o provenienza. L'estrema soluzione adottata, per quanto possa sembrare semplicistica, è illuminante: Klaatu spiega al mondo il ruolo del robot Gort, come costituente di una classe di super-automi costruiti dalla sua specie, il cui compito è di vigilare che la pace regni su tutti i pianeti del sistema. Klaatu è quindi il rappresentante di un universo pacifico e saggio, che ha optato per una sorta di autocontrollo ricorsivo dove gli esseri costruiscono potentissime macchine allo scopo di essere loro stessi controllati. In altre parole, per evitare di commettere errori, costruiscono macchine per avere una pace eterna.
Interessanti i riferimenti religiosi: uno straniero portatore di pace, che sceglie come nome alternativo Carpenter per sfuggire ai militari che lo perseguitano; morte, resurrezione e ascensione in chiave Sci-Fi, ma con unico scopo: lasciare un messaggio. Come già citato, il regista si è sempre tenuto distante da connotazioni cristiane, che avrebbero senz'altro sminuito il messaggio universale a cui il film tende. Vi è un unico punto in cui Klaatu fa accenno ad un onnipotente, ma sembra più che altro una scelta dello sceneggiatore, per cercare di tenere a bada eventuali critiche su una posizione eccessivamente agnostica del film.
La celebre frase Klaatu barada nikto diventerà così popolare tra i cultori di fantascienza, che sarà affettuosamente citata da Ash ne L'Armata Delle Tenebre (1992), di Sam Raimiu2026ma con esiti piuttosto diversi!

Ultimatum alla Terra è un must assoluto per ogni vero appassionato, ma andrebbe visionato attentamente da ogni cinefilo: gli si perdonano volentieri tutte le piccole discrepanze nello script, ogni datato effetto speciale. Il soggetto della pellicola è ancora così attuale (ahinoi) che forse, quando non lo sarà più, potremo dire di essere veramente evoluti. La sequenza del convegno racchiude tutta la poetica di Wise: le inquadrature scorrono rapidamente sui primi piani di tante persone in ascolto, di tante etnie, di tanti credi religiosi. In mezzo a loro ci siamo anche noi, con la nostra morale.
Klaatu parla a tutti loro, ma è come se parlasse a uno solo.

 

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