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Twilight

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Twilight 2.00 of 5 1 Vote.
A Catherine Hardwicke, regista di un onesto e crudo Thirteeen (2003), con le sue travagliate ragazzine, spettatrici sciolte di un'età senza innocenza e di qualche disaffezione parentale, deve essere sembrata un'occasione davvero irrinunciabile poter dirigere la trasposizione tanto attesa (almeno per i seguaci della saga) di Twilight. Ora il film in sè non è poi così malvagio, almeno non più di tanti altri che invece macchiano lo schermo con prospettive talmente piatte e sbiadite, con riquadri prospettici perfettamente allineati - perché non ci siano restrizioni al pubblico o cointroindicazioni - che si ha la sensazione che il vero cinema è ormai solo l'espressione calcolata di una drammatica pianificazione di qualsiasi processo creativo, alla base di un autentico intrattenimento.


Twilight in quest'ottica e insieme non è quel tracollo di scrittura e redazione cinematografica preannunciata da un trailer evidentemente banale, ma il prodotto esplicito e accurato di una collaborazione tra affiatate essential writers: la menzionata Hardwicke, Stephenie Meyer scrittrice del romanzo ispiratore più alcuni seguiti (che Summit Entertainment ha già in serbo di produrre) e Melissa Rosenberg, coautrice della serie tv Dexter.
La storia di per sé non è sorprendente, ma lo è il respiro, i parametri di costruzione ambientale, l'enfasi velleitaria dei personaggi , sempre in bilico tra gli epigoni di una qualsiasi serie televisiva giovanile e qualcosa di differente, meno arrangiato: il desiderio di trasporre, quasi menzionare l'ombra di un altro cinema, dove la mdp si interroga manipolando, l'estrazione solitaria e ambivalente dei suoi protagonisti.
Da un lato una diciassettenne (Stewart) che non ingrana nelle sue relazioni sociali, che sta in disparte, persino disancorata dalla disponibilità di avere rapporti familiari, da quel padre con cui ha deciso di andare a vivere, ma con il quale ha costruito un rapporto di lungimirante non dialogo. Dall'altro un adolescente eterno (Pattinson) che si è diplomato parecchie volte, negli ultimi cento anni e che decide di condividere il proprio lato alieno con questa ragazza, che non riesce ad interrogare con la mente e che trova nella sua profonda semplicità, un'anima affine.

Sono questi i personaggi e in conclusione anche gli eventi del film, che gli amanti dell'horror e delle storie di vampiri bolleranno come un'escursione punitiva tra le più marcate insulsaggini adolescenziali. Twilight però non manca di immortalare in modo significativo un'età dove sembra possibile rimandare qualsiasi cosa, pur con tutte le sue sciocchezze, esagerazioni e nel caso specifico, reiterate affettazioni sentimentali.
Fose sono anche le inquietudini profonde della protagonista, l'intensa e un pò vintage Kristen Stewart (Into the wild, The messengers), a risolvere l'elemento comico di alcune sequenze, prima fra tutte l'introduzione di Carlisle, padre dei vampiri Cullen (tra cui l'amato Edward), che sembra nonno Addams in un'immagine d'epoca, o le scene d'azione troncate dagli inevitabili patteggiamenti amorosi della coppia. O forse il fatto che la regista è davvero in gamba, quando nell'ultimare un'enunciazione filmica non priva di qualche afasia narrativa, accende un dibattito che connota e finalmente da un significato alle inadempienze delle controparti: vampiri ed essere umani. Non è la scena del ballo tra la Huppert e Kristofferson de I cancelli del Cielo di Cimino - ma fateci caso- è quasi lo stesso spazio scenico, dove si raccordano il giudizio della ragione e il tempo che travolgerà Bella al crepuscolo con il suo inesorabile invecchiare, mentre fisserà per sempre Edward all'immagine superflua e impropria di una giovinezza che in fondo non riuscirà mai a godersi, perché costretto ad un'unicità ripetitiva e senza confini.

Un passaggio che forse crea qualche frustrazione, con un'immagine frammentata in molte inquadrature, ma che legittima il senso di queste battute sull'identità di ciascuno, su ciò che è la vita e ciò che ne è solo una fantastica imitazioneu2026perché come ha detto Edward Young, poeta e scrittore del u2018700 inglese, Quando nasciamo siamo degli originali, ma quando muoriamo siamo copie.

 

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