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Tulpa - Perdizioni Mortali [2]

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Tulpa - Perdizioni Mortali [2] 2.00 of 5 1 Vote.

Dopo il thriller-horror Shadow, Federico Zampaglione torna alla regia di un film di genere con un giallo dai toni leggermente sovrannaturali, come già indica il titolo: il Tulpa è uno spirito legato alle tradizioni dei buddisti tibetani che nel film, in un certo senso, guida e libera le azioni e le intenzioni delle persone che vi entrano in contatto, un’energia permette l’espressione dei desideri anche di quelli più reconditi.

 

L’idea viene dal veterano maestro del genere Dardano Sacchetti (Il gatto a nove code, Reazione a catena, 7 note in nero e Demoni tra gli altri) che ha elaborato il soggetto e co-scritto la sceneggiatura con Zampaglione e Giacomo Gensini partendo dallo schema classico del giallo all’italiana, quello del serial killer efferato e rigorosamente vestito di nero.

Lisa Boeri (Claudia Gerini) una brillante e solitaria single in carriera è protagonista di una seconda vita notturna in un sexy e promiscuo club, guidata dal misterioso guru tibetano che la invita a seguire il proprio Tulpa negli incontri a luci rosse con uomini e donne sconosciuti.

Proprio i suoi amanti occasionali diventano le vittime di uno spietato serial killer, tanto che Lisa inizia a temere per la propria vita.

Tulpa è un salto nel Giallo con le in-solite incursioni nello splatter, nelle scene sexy e morbose tanto care al cinema italico degli anni ’70, con una protagonista femminile che reincarna le scream queen di stampo europeo, francese in primis e anglosassone, lontana da quelle dei gialli argentiani dei quali sembra omaggiare la figura dell’assassino in nero, munito di guanti di pelle e della soggettiva con l’immancabile coltello.

L’ambientazione nel quartiere romano dell’Eur conferisce un’aria mitteleuropea alle scene diurne, anche se penalizzate da una fotografia troppo fredda che le avvicina ad un prodotto seriale televisivo e dalla recitazione degli attori con i dialoghi elaborati sia in italiano che in inglese (quasi l’intero cast è italiano); poca omogeneità e intenzioni sfocate soprattutto per chi (come Michele Placido e Michela Cescon) non mastica benissimo la lingua straniera; il lavoro sulle luci è stato approfondito maggiormente nelle scene degli omicidi, in particolare nella prima parte del film e per l’ingresso nell’ “altro mondo” del sexy club.

La mano di Sacchetti si sente e si vede sullo schermo, riportando, soprattutto nella prima parte, le atmosfere fulciane di Lo Squartatore di New York; purtroppo alcune scene rischiano di cadere pericolosamente nel trash involontario per un senso di poca verosimiglianza che si richiede solitamente al Giallo suscitando l’ilarità del pubblico.

E, forse concentrandosi sull’aspetto murderous, cosa più importante, si perde di vista la necessità di presentare il personaggio e tratteggiare in maniera completa le caratteristiche e, ovviamente, il movente dell’assassino che risulta troppo debole.

 

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