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The Orphanage

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The Orphanage 4.00 of 5 1 Vote.
La morte raccontata a Simon, bambino malato che si interroga sulle implicazioni del suo destino, mentre Laura madre sensibile, asseconda l'eccitante gioco della fantasia infantile che si nutre di apparizioni e rivelatorie cacce al tesoro. Un giro di vite jamesiano all'ombra di una vetusta dimora, che è luogo fantastico della memoria e teatro della tragedia e del sequestro emotivo, degli spettri. The Orphanage è una meravigliosa ghost story che incanta, terrorizza e commuove, con una grandezza che è valsa al film, un meritato successo, nonchè numerosi riconoscimenti da parte della critica internazionale.

Prodotto da Guillermo del Toro, regista di una nota trilogia dedicata al mondo oscuro e soprannaturale dell'infanzia, questo film ha fatto incetta di premi e non solo in patria, dove ha vinto ben 7 Goya, candidandosi ad essere tra i migliori film stranieri in lizza per gli oscar 2009, ma accreditandosi anche come miglior opera prima di Juan Antonio Bayona, brillante regista al suo esordio, dopo una serie promettente di corti e mediometraggi.
Certo, rielaborare tutti i topoi del genere è un'operazione rischiosa, non solo per il confronto inevitabile con altre pellicole precedenti, anche piuttosto riuscite, come The Others (Amenabar), La Spina del Diavolo dello stesso Del Toro, o The Dark di J. Fawcett, ma anche per alcune scelte che hanno rischiato di compromettere l'assetto narrativo della vicenda. Basti pensare alla caratterizzazione del personaggio di Laura (Belen Rueda, Mare dentro), che torna a vivere nell'ex istituto dove fu accolta come orfanella e che, una volta adulta, decide di riadattare a casa accoglienza per bambini in difficoltà. Fin qui niente di male, ma a ricalcare lo stato dell'orfanezza, anche il fatto che la donna abbia adottato un orfano, e non è un passaggio casuale dello scriptu2026

La prima parte del film ha quasi lo stesso taglio e conduzione dei titoli sopracitati, per il gioco misterioso di voci cui assiste la madre nell' interloquire del figlio, con quelli che forse furono i compagni di un tempo, piuttosto che generici infestanti, le cui ragioni non sembrano poi così evidenti. D'altro canto, ad un certo punto Simon scompare e la casa che ha una dimensione centrale nel racconto -soprattutto per le modalità di comunicare ai protagonisti ciò che non sanno- viene momentaneamente accantonata. Laura prende contatto con personaggi che per quanto reali, sono raffigurazioni del limite con il soprannaturale, mentre alcuni fantasmi inquietanti, irrompono sulla scena dei suoi dibattimenti sensoriali, con uno sgomento ed una corporeità che sembrano suggerire utili congetture e dubbi necessari su quale sia il mondo realmente occupato.

La stessa sensitiva, interpretata da Geraldine Chaplin, nel corso dell'inquisizione medianica, è ripresa dai monitor quasi come un'ombra intermittente, spettrale, il cui movimento da una stanza all'altra, insieme al coro di voci evocato, quasi sperimentale, non chiarisce gli eventi del passato, ma suggerisce allo spettatore in prima battuta una prefigurazione piuttosto fuorviante della storia. Un'anziana assistente sociale che porta a passeggio una bambola, l'aggressione da parte della maschera mostruosa di un piccolo ospite dell'orfanotrofio, accadimenti che spingono Laura ad isolarsi sempre più e ad incamminarsi come già fece la piccola Ofelia ne il Labirinto del Fauno, sulla strada di un mito che ha in serbo per lei, rituali pericolosissimi: Simon è vivo o è morto? E' la casa che lo tiene prigioniero, o banalmente è stato sottratto alla sua famiglia da sconosciuti, balordi di cui oggi il mondo sembra traboccare, e di cui molti film horror, troppi in realtà, sembrano non poter più fare a meno?

Nella seconda parte, Laura cavalca finalmente l'abisso: rimane sola a negoziare con il maelstrom delle tenebre, solcando gli anfratti di un'epopea di spiriti che reclamano con il gioco, tutto il suo affetto e la sua sincera attenzione. Il film raggiunge toni di solennità ed elegia - e vien quasi da pensare alla Watson de Le Onde del destino (Von Trier) - quando ci regala un'eroina così raccolta, e al tempo stesso estrema. Perché la storia del terrore diviene più che semplice raccordo delle ombre, ma conclusione felice - per quanto impossibile- di una tragedia, che offre agli spettatori uno dei più geniali e splendidi atti d'amore che il cinema abbia mai prodotto, e per questo, assolutamente indimenticabile.
Al film è stato anche dedicato uno speciale televisivo diretto da Gonzalo Cabrera, che ha coinvolto il cast e che ripercorrendo le fasi della lavorazione, ha raccolto le opinioni e i commenti dei suoi interpreti, in uno dei festival che lo ha maggiormente celebrato: Cannes.

 

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