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The Mist [2]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Mist [2] 4.00 of 5 1 Vote.
Il The Mist di Frank Darabont, tratto dal racconto breve Nebbia di Stephen King, contenuto nella raccolta Scheletri, conferma la tendenza del regista a fare della dialettica con l'horror il fulcro del suo cinema, allargandone gli orizzonti e sfruttando le potenzialità offerte dal genere per affrontare tematiche di notevole spessore (etico, socialeu2026).La struttura narrativa del film, chiaro omaggio alla trilogia romeriana sugli zombi , si compone di tre blocchi narrativi: una prima parte in cui vengono presentati i personaggi principali (una famiglia felice e gli abitanti di una ridente cittadina) e il setting dell'azione (un supermercato); in questa parte, il film è contraddistinto da una fotografia solare e da un ritmo narrativo generalmente lento che, però, non lesina ad impennarsi in diverse occasioni, sottolineando efficacemente i primi segnali di quel deterioramento dei rapporti umani che è, in definitiva, il fulcro tematico del film. A questa prima parte maggiormente statica, segue una seconda parte, che coincide con l'avvento dell'elemento soprannaturale, durante la quale l'azione la fa da padrona e che, contemporaneamente allo sviluppo approfondito delle tematiche politiche del film (con chiari riferimenti al post -11 settembre), regala allo spettatore un perfetto meccanismo d'intrattenimento facendolo sobbalzare sulla poltrona più di una volta, grazie ad un uso mai eccessivo della CGI affiancata da alcuni effetti artigianali dal sapore retrò, degni del miglior Carpenter. La terza ed ultima parte del film chiude il cerchio sui protagonisti con uno dei finali più coraggiosi e coerenti visti recentemente al cinema: un momento poetico e al tempo stesso struggente impregnato di un radicale nichilismo non frequente nemmeno nel genere horror.The Mist è un film di rara intensità emotiva, un apologo pessimista sulla società contemporanea che coniuga perfettamente contenuti di spessore e divertimento di genere, dimostrando che il buon cinema horror non è morto, nonostante l'affollamento di torture-porn vuoti e serializzati sui nostri schermi.

 

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