SplatterContainer Logo
SplatterContainer Logo

The Mist [1]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Mist [1] 4.00 of 5 1 Vote.
Una violenta tempesta notturna reca svariati danni ad abitazioni e vegetazione di una piccola cittadina del Maine, per poi rilasciare, il mattino successivo, una oscura e densa coltre di nebbia. David Drayton, un artista illustratore, si reca nel vicino supermercato per le ordinarie spese, accompagnato dal figlio di cinque anni e da un vicino. Poco dopo aver messo piede nel negozio, i clienti e il personale si accorgono che oramai la nebbia sta completamente invadendo l'area circostante, rigurgitando un'orda di orrendi abomini sanguinari. Creature indefinibili, agghiaccianti figli dei peggiori incubi si affollano attorno all'edificio; i malcapitati, barricati all'interno, sono costretti alla sopravvivenza nelle più disperate condizioni.

Il 2007 sarà, per il cinema horror, un anno da ricordare per svariati motivi. La riscoperta di una sorta di metalinguaggio pseudo documentaristico, l'accento sulle tematiche dell'infezione-morbo-epidemia dilagante, il parto di nuove apocalittiche creature dalle svariate dimensioni e guise, con un sapiente rispolvero del cinema di un tempo che fu. Il tutto a ridare nuova linfa e considerazione ad un genere che, da anni oramai, rischia uno sgradevole ristagno creativo tendente all'involuzione. Con malcelata sorpresa e sommo gaudio, la maggior parte di queste produzioni è risultata incredibilmente elevata qualitativamente, sia per realizzazione tecnica che per intuizioni di scrittura.

Eccoci allora a parlare di questo inquietante The Mist, che occuperà non senza meriti una posizione privilegiata nell'oramai folta lista di adattamenti cinematografici delle opere di Stephen King. Il suo omonimo racconto lungo (contenuto nella raccolta Scheletri, 1985) è un distillato di orrore puro, basato su un'intuizione brillantemente sviluppata in perfetta scuola Matheson, con la peculiarità rara di rovesciare la familiarità nell'inquietudine, sfociando in un orrore cieco e delirante. Al tutto si aggiunge un'acuta riflessione sul cinismo e la violenza della natura umana, qui materializzata da un ottuso e aberrante fanatismo religioso. Questa trasposizione di Frank Darabont ha sicuramente una molteplicità di pregi che, oltre a legarlo indissolubilmente alla narrativa kinghiana, lo pone anche tra i migliori interpreti del suo verbo.

Il regista di origini magiare non è certo un novizio nel panorama cinematografico internazionale, con all'attivo Sepolto Vivo (Buried Alive, 1990) più una miriade di script, tra cui La Mosca 2 (C. Walas), Frankenstein (K. Branagh) ed episodi della serie Tales from the Crypt e A Nightmare on Elm Street. Ciò nonostante, la sua carriera è definitivamente decollata soprattutto grazie alle brillanti trasposizioni de Le Ali Della Libertà (The Shawshank Redemption, 1994) e Il Miglio Verde (The Green Mile, 1999); due dei migliori romanzi non tipicamente orrorifici dello scrittore americano. Con The Mist c'era in Darabont lo specifico intento di creare un horror a 360u00b0, capace di coinvolgere, terrorizzare, ma soprattutto far riflettere lo spettatore, vista la oramai massiva assuefazione verso spaventi a buon mercato e basse operazioni di riciclaggio, meglio note con il sinonimo di remake.Missione compiuta. Facendo leva su alcuni cardini fondamentali della paura, come l'ignoto, il ruolo di preda, l'istinto di sopravvivenza, lo script firmato dallo stesso regista lascia un solco profondo, e non solo per la notevole dose di tensione in esso racchiusa. Non mancano neanche scampoli di velata ironia in alcuni momenti ben congegnati, con una sequenza iniziale che farà da simpatico divertissement referenziante per ogni appassionato horror che si rispetti.
Quello che sembrava il solito B-movie con vestito extralusso, buon riempitivo per un sabato sera spensierato, si rivela una pellicola che, con solo 18 milioni di dollari di budget, crea ipnosi, sobbalzi sulla sedia, nodi alla gola e accesi dibattiti tra critica e pubblico. Con una spiccata predilezione per i luoghi claustrofobici ripresi in campo lungo, e un interessante uso delle focali corte per gli intensi primi piani, la cinepresa di Darabont si muove agile, disinvolta, inoculando raggelanti tensioni senza mai eccedere in virtuosismi di sorta. Seppur privo di una personalità straripante o di uno stile fortemente caratterizzato, il cineasta americano sfrutta al meglio un approccio quasi natural-documentaristico per raccontare una storia davvero affascinante nella sua linearità. Il ritmo narrativo ha carattere oscillante, ma sempre ad altissime frequenze, rendendo la visione un evento a tratti sconvolgente, grazie anche alla funzionale fotografia firmata da Ronn Schmidt. Gelida e grigissima negli impenetrabili esterni ipernebbiosi, afosa per gli interni realisticamente quotidiani, caratterizza definitivamente la personalità e l'imprint della pellicola catturando piacevolmente lo sguardo.
Miracolosamente, Darabont riesce a misurare saggiamente anche l'apporto di CGI, per altro discretamente realizzato, con alcune creature il cui design risulta davvero repellente e minaccioso. Si percepisce una certa influenza lovecraftiana nella loro genesi, non tanto per viscidumi e mucillagini tanto care al maestro di Providence, quanto per una concezione dell'orrore raffigurato come complessa biologia semialiena, immonda [u2026]dal nostro limitato punto di vista umano[u2026], estremamente ostile, fatalmente affascinante.L'uomo è ridotto a mera carne da macello per coloro che sono al di fuori, nella nebbia; un'insignificante pedina da mattanza, la cui vana lotta per la sopravvivenza viene spazzata via in un batter d'occhio (o più appropriatamente, un batter d'ali). Ma il nemico non è solo in una nebbia di carpenteriana memoria. The Mist è quasi interamente basato su un mono-scenario paranoico, con un manipolo di individui forzatamente chiusi in uno spazio angusto a dover affrontare decisioni quasi sempre contrastanti. Il meccanismo narrativo non è nuovo, ma sembra non smettere mai di destare interesse, soprattutto se popolato da un campionario sociale così variegato: bifolchi di provincia, bigotte deliranti, scettici impenitenti, capireparto arroganti. Ce n'è per tutti i gusti, con un plauso generale per la performance dell'intero cast, a partire da Thomas Jane (The Punisher) nel ruolo di David Drayton, così umano nel suo spaurito coraggio misto a debolezze, esitazioni e conflittualità. Straordinaria Marcia Gay Hardin, nel ruolo di Mrs Carmody; chi ha letto il racconto originale sa quanto il personaggio in questione sia uno dei più abominevoli e irritanti mai immaginati da mente umana. La Hardin ne da un'interpretazione raggelante, estremamente intensa nella sua delirante mostruosità, con un effetto quasi logorante per i nervi dello spettatore.
Il comparto musicale è quasi assente, ma le avviluppanti tessiture orchestrali di Mark Isham incantano nel loro purismo astratto, tese a una descrizione dell'orrore assoluto, impenetrabile come la densa foschia che avvolge quasi interamente la vicenda. Il regista americano riesce addirittura nel non banale compito di ripulire il racconto di King da alcune pagine stucchevoli e superflue: una su tutte la scena di sesso tra il protagonista e una cliente incontrata nel supermercato, saggiamente rimossa a vantaggio di realismo e verosimiglianza del plot.Dove Darabont, però, prende nettamente le distanze dal romanzo originale è proprio con il suo nuovo, controverso finale: ci troviamo probabilmente di fronte ad uno dei più beffardi, scioccanti e cinici epiloghi della storia dell'horror. Straordinario il coraggio e la coerenza nel riscrivere totalmente quello che già era un'elegante conclusione per il racconto, puntando esclusivamente sulla sua idea, senza mai mascherare un viscerale rifiuto per gli irritanti standard hollywoodiani.
Lo stesso King, in una recente intervista, ha dichiarato di aver apprezzato enormemente la modifica, ironizzando simpaticamente sul desiderio di condannare alla forca chi oserà rivelare gli ultimi cinque minuti del film. E se lo dice lui, dobbiamo davvero credergli.
The Mist è una delle più belle sorprese del 2007: estremamente coinvolgente, ottimamente diretto da un cineasta profondamente innamorato di cinema, con pochissime sbavature e un finale da brivido. Non si può chiedere molto di più, è obbligatoria la visione.

 

Articoli correlati
Altri articoli
  • Mercoledì, 13 Luglio 2005
  • Da Za-lamort

Dead & Breakfast

  • Lunedì, 12 Luglio 2004
  • Da Luca Durante

The Eye

  • Lunedì, 27 Giugno 2011
  • Da Francesco paolo Cinconze

Drag Me to Hell [2]

  • Sabato, 25 Giugno 2005
  • Da Cosworth

Spiaggia di Sangue

  • Domenica, 05 Giugno 2005
  • Da Maxena

Deliria

  • Lunedì, 15 Settembre 2008
  • Da Luca Durante

Mulberry Street

  • Mercoledì, 16 Novembre 2011
  • Da Paolo Spagnuolo

La Lunga Notte dell'Orrore

  • Martedì, 13 Dicembre 2005
  • Da Sabina Mazzoldi Pfeifer

Urban Legend 3

 

Copyright © Splattercontainer | Informativa sulla Privacy | Powered by Tix Production

 

  • gunceladres.top - bahis siteleri - casino siteleri - alanya escort