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The Messengers

Rating: 1.00/5 (1 Vote)
The Messengers 1.00 of 5 1 Vote.
Ammazza, come direbbe qualcuno, un altro film sulle case infestate con famigliola a bolletta che si strappa i nervi per l'esasperazione, e dialoghi che stroncherebbero qualunque soggetto cinematografico decente ('Tu e la mamma dovete proprio parlare, credimi…davvero…non devi sentirti in colpa…no le chiavi della macchina, no sì, anzi no, sì'). Urge però una precisazione a tal riguardo: i F.lli Pang in realtà non sono personaggi immessi di frodo nel circuito di certificata composizione creativa del cinema horror contemporaneo, ma sono dopotutto dei bravi sceneggiatori, e nel cassetto qualche soggetto ispirato davvero non manca, vedi The Eye, che attende l'omonimo remake americano. Malauguratamente il film non avvince, scusate l'eufemismo, è di una noia mortale: un'ora e 25 in cui si può passare in rassegna mentalmente di tutto, dal bucato, alla sfuriata che il capo vi ha fatto in ufficio a Natale, alle bollette da pagare, senza perdersi una battuta o un losco frame del pellicolone.

Ma veniamo alla trama: mamma (la missing Penelope Ann Miller), papà (Dylan McDermott), figlia ragionevolmente scocciata (la brava Kristen Stewart già vista in Panic Room), bambino con annessi verseggi infantili (che in ragione della protratta durata delle riprese, ha dovuto essere interpretato da ben due fratellini ), qualche sommesso rubacchiare qua e là da Shining, Amityville Horror, persino Labyrinth e Gli Uccelli, e il film scricchiola sulle assi di un magma ectoplasmico da far invidia persino a blob, quello originale per intenderci. In casa ovviamente ci sono gli spettri, malvagi o forse solo un pò agitati da qualche (e)vento che ha oblato indelebilmente le loro menti…Ogni tanto trascinano qualcuno in cantina, il piccolo li scruta con gusto ed ulula felice anche perché una delle idee originali legate al lancio del film, con annesso test sulle doti paranormali, era che loro, i bambini (the innocents), sì loro, li vedono…

Ci viene però il dubbio che il fulcro tematico di un titolo evocatore di suggestioni da pacco postale senza ritorno, alluda ad un più cospicuo link di presupposti: bimbi, pennuti che stazionano in quantità sul tetto di casa, gli stessi rumorosi fantasmi che si arrampicano sulle mura con la grazia di guizzanti ragnatele. Che altro aggiungere?
Qualche stasi espressiva che si rapprende in coaguli di tensioni familiari mai realizzate e un elemento di interessante frammentazione, la luce, che espone con sincerità l'ipocrisia di caratteri senza sfondo narrativo ma dileggia e vanifica un personaggio (il Burwell di John Corbett) che nelle sue ellissi interpretative di cacciatore mnemonico di velleità domestiche e turbamenti rurali, avrebbe dato maggiore slancio al film ed alla sua brava protagonista.
Bruttarello anche in prospettiva di catalogo e coprodotto Ghost House Pictures, che non brilla davvero né per titoli né per originalità.

 

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