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The Jacket

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Jacket 4.00 of 5 1 Vote.
Dopo il successo di film come Donnie Darko e The Butterfly Effect, Hollywood pare prediligere sempre più sceneggiature dove la realtà spazio-temporale si deforma verso stadi diversi di esistenza. Il fascino del paradosso è diventato una carta allettante per le produzioni semi-indipendenti americane e non, tanto che la coppia Clooney/Soderbergh, ha fiutato l'affare e ha prodotto questa perla nera di metacinema.
The Jacket parte da questo presupposto per poi discostarsene grazie al cast (tecnico e artistico) di altissimo livello che si è occupato della realizzazione della pellicola. In realtà, guardando il film, viene più in mente L'Esercito delle Dodici Scimmie ma, mentre lì c'è tutto lo stile surreale, nevrotico, dissacrante di Terry Gilliam, The Jacket ha un mood più malinconico, sognante, disincantato e oscuro.

Dalle prime immagini ambientate durante la Guerra del Golfo, potremmo essere indotti a pensare che il titolo sia un riferimento a quella Full Metal Jacket di Kubrikiana memoria (cioè il rivestimento del proiettile). In realtà la giacca in questione è una camicia di forza. Jack Starks, reduce di guerra e ritornato già una volta da una morte apparente, poco dopo il congedo viene accusato (ingiustamente) di un omicidio, ma le sue condizioni psichiche evidentemente confusionali fanno concludere l'appello al tribunale come un'assoluzione, a patto di un ricovero in un istituto di igiene mentale, un manicomio in parole povere. Qui è affidato alle cure della Dottoressa Lorenson e del Dottor Becker. Quest'ultimo ha teorie decisamente radicali sulla cura delle malattie mentali e sottopone Jack ad un trattamento devastante. Il paziente viene chiuso, stretto in una camicia di forza, in un cassetto da obitorio per diverse ore sotto potenti dosi di medicinali.

L'esperienza, dopo un tormentato esordio, dona a Jack la capacità di potersi letteralmente trasferire nel futuro dove incontrerà Jackie, da lui già conosciuta da bambina e ora divenuta una donna dall'esistenza drammatica e gravata dall'alcol. Jack, in un rimorso di coscienza, deciderà di aiutarla. Il nostro protagonista però, nei suoi pellegrinaggi temporali, dovrà scoprire anche la vera causa della sua imminente morte.

Il regista John Maybury (anche pittore e videomaker) si era fatto notare già nel '98 con il suo Love Is the Devil, in cui riduceva ad immagini di celluloide la vita dissoluta e l'opera magniloquente del pittore Inglese Francis Bacon (interpretato da Derek Jacobi). Lì dava sfogo a tutta la sua idea visionaria della realtà che viene tradotta nelle migrazioni mentali del protagonista di The Jacket, un film più maturo e (sempre con i dovuti parametri) più commerciale. The Jacket è un lento cammino nel mondo immemore e opacizzato del suo protagonista (interpretato da un Adrien Brody dalle sorprendenti capacità recitative) che si trascina disperato verso un futuro inesistente, perfettamente conscio di essere già morto (dentro, per gli orrori della guerra) e quindi di aver perso la propria ragione umana. Il suo scopo sarà di salvare una piccola vita umana, di sacrificarsi alla redenzione di un'anima.

Il paradosso temporale si presta ad un'infinità di interpretazioni ma in questa pellicola è inedito questo volerlo vedere non tanto dal punto di vista fantascientifico e surreale, ma da quello umano, in questo caso tristemente condotto all'eccesso dalla disperazione della follia, della perdità dell'identità. Pare che Brody si sia prestato veramente alla (possiamo chiamarla) tortura perpetrata ai danni di Starks, per aderire meglio al personaggio e sicuramente l'effetto si vede nel film. The Jacket è sorretto da un gruppo di attori decisamente in parte. Oltre al protagonista, ben sfruttata è la bravissima Jennifer Jason Leigh, in un ruolo che sebbene sia fuori dai suoi schemi tipici, riesce a svolgere egregiamente. Un plauso speciale va a Chris Kristofferson, che ricordiamo essere innanzitutto un musicista, ma che ormai ha valorizzato tantissimo la sua carriera cinematografica. Infine Keira Knightley si candida a possibile erede di Winona Ryder, sperando non faccia la stessa fine.

Tecnicamente la regia è diluitissima e si adatta bene alla fotografia, volutamente opaca al fine di riprodurre il confuso stato mentale del protagonista, con prelilezioni del grigio e del verde scuro. Una scelta che era stata fatta anche per L'Uomo Senza Sonno ma che purtroppo non aveva avuto lo stesso esito positivo.
Con The Jacket, ancora una volta (per fortuna), un certo tipo di cinema non convenzionale e di genere guadagna lo status di blockbuster senza dover scendere a compromessi e dimostrando che si può fare buon cinema anche con idee originali (e non sempre con i mortaretti).

 

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