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The Horde [2]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Horde [2] 4.00 of 5 1 Vote.
La presente è la recensione numero 3 (in ordine temporale) di La Horde pubblicata sul nostro sito, perché scriverne un'altra ancora? Perché riteniamo che, avendo ognuno gusti e opinioni diverse, i lettori possano avere letture differenti della pellicola, ritrovandosi nella recensione di questo o quel redattore. Quante volte vi è capitato di leggere una recensione (qui o da qualsiasi altra parte), di vedere un film con già delle idee nate da quanto avete letto e poi ritrovarvi in disaccordo (nel bene o nel male) con il recensore? Senza contare che tra di noi c'è chi, guardando e giudicando un film, dà più attenzione e peso alla regia piuttosto che alla sceneggiatura, all'azione piuttosto che alla recitazione, o chi lo inserisce in questo o in quel contesto storico/cinematografico.Venendo a noi la trama di La Horde, per chi ancora non lo sapesse, è piuttosto semplice e lineare: ci troviamo in un vecchio palazzone fatiscente della periferia parigina ed un gruppo di poliziotti in passamontagna sono pronti a vendicare un collega ucciso da un gruppo di criminali che si trovano proprio in cima al palazzo in questione. Come al solito le cose precipitano nell'immediato e mentre la gang capeggiata dal nigeriano Adewale (Eriq Ebouaney) sorprende la task force di Ouessem (Jean-Pierre Martins), qualcosa nella capitale francese sta per esplodere. In men che non si dica ci troviamo (sia noi che loro) invasi da morti che, nonostante siano crivellati da colpi di pallottola, si rialzano spinti da una ferocia bestiale, nonché da un brutale istinto antropofago. I due gruppi di Ouseem e Adewale, già decimati e fuggiti sul terrazzo, devono così trovare il modo di unire le forze, mettere da parte i contenziosi (ma non troppo) e cercare di uscire vivi dall'inferno in cui si trovano.Diciamo subito che siamo di fronte ad uno zombie movie e quindi non possiamo di certo pretendere trame complesse o spunti di originalità di qualche tipo, qui c'è solo una lotta per la sopravvivenza a colpi di arma da fuoco e fiumi di sangue in ogni dove.Ciononostante La Horde ha qualcosa di più della media di molti film zombeschi degli ultimi anni (a parte il geniale Zombieland che è un caso a parte): per tutto il film si ha l'impressione di vivere in un incubo continuo, non solo per l'assedio dei morti viventi inferociti ed affamati (in stile Donny Boyle e Balguerò/Plaza) più che mai, ma anche per l'ambientazione fatiscente di un palazzo di periferia in via di demolizione, per i corridoi angusti e sporchi (non solo di sangue), per gli inquilini laidi (il veterano di guerra su tutti) ed abbruttiti, per il cielo nero coperto di cumulonembi solcati da lampi che mandano bagliori notturni sopra il cielo di una Parigi in lontananza che sta bruciando immortalata in una fotografia apocalittica; per le anguste e strette cantine nel seminterrato in cui i pochi rimasti ci si infilano come topi fino all'uscita sotto un'alba (dei morti viventi) pallida e silente, come quella dopo un olocausto nucleare.Fare il gioco dei rimandi e delle ispirazioni dei registi Yannick Dahan e Benjamin Rocher sarebbe facile: da Romero a Carpenter, da Danny Boyle a Zack Snyder, ma anche al connazionale Florent Siri e al suo Nido di Vespe (a sua volta di chiara matrice Carpenteriana), i due hanno imparato dai migliori e si vede. Non importa nemmeno più di tanto sorprendersi dell'arrivo improvviso ed inaspettato dell'orda zombesca, dopo tutto cosa ci avrebbero raccontato se non del solito passaggio della cometa, di un virus sfuggito dai laboratori militari, o di un apparecchio a radiazioni che ha risvegliato i morti e via di seguito? Forse ha semplicemente ragione Adewale quando dice è il giorno del giudizio e niente più.Personaggio secondario ma non come importanza è senza dubbio Aurore (Claude Perron), la donna del poliziotto ucciso per il quale è stata organizzata la battuta vendicativa, tanto impreparata e spaventata all'inizio, quanto fredda e feroce più tardi, quando si risveglia con una cicatrice lungo tutto il viso che la trasforma in una macchina assassina, quasi androgina, che ricorda molto Linda Hamilton in Terminator 2 (quello di Cameron non di Bruno Mattei) e che non ha alcuna intenzione di dimenticare, anche nella lotta per la sopravvivenza, perché si trovano in quel palazzo.Nel gruppo anche un personaggio minore come Jimenez (Aurélien Recoing) è da ricordare: criminale feroce e spietato, ben vestito ma con una grossa cicatrice sulla guancia, ammazza letteralmente di botte due zombie assieme finendoli con il suo coltello a serramanico; se non è un tizio duro come un chiodo da bara questo quiu2026In conclusione ritengo La Horde un ottimo zombie-movie, consigliato caldamente agli amanti del genere, soprattutto in un periodo in cui papà George Romero continua a riciclare sé stesso con risultati, ahimè, scadenti (vedi Survival of the Dead).Piccolo inciso sul cinema horror d'oltralpe che si va sempre più confermando come bacino di sicuro interesse, a partire dal già citato Nido di Vespe e passando per Martyrs e Frontiers (sebbene al sottoscritto piacciano poco i torture movie, devo riconoscere che comunque sono stati ben girati), fino a questo La Horde; invece nel nostro paese i giovani registi talentuosi (Federico Zampaglione, Stefano Bessoni, Ivan Zuccon, Lorenzo Bianchini, per citarne alcuni) sono relegati in tribuna. Purtroppo ci troviamo sempre a fare gli stessi discorsi, il problema è che li facciamo ormai da vent'anniu2026

 

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