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The Final Destination 3D

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
The Final Destination 3D 2.00 of 5 1 Vote.
Non mi meraviglierei affatto se un giorno, entrando in una sala giochi, trovassi fra i vari Tekken e House of the Dead il coin op di Final Destination 3D. Potrebbero tranquillamente mettere il film al posto anche del vetusto Brucomela di Mirabilandia o fra le attrazioni di Gardaland, perché in fondo la pellicola di David R. Ellis altro non è che un baraccone da 44 milioni di dollari costruito unicamente per sfruttare la nuova tecnologia in 3D.

La pellicola in sé non ha alcuna valenza se non quella di giustificare una serie di eventi spettacolari, così come risultano solo un orpello decorativo i vari protagonisti della storia, che potrebbero tranquillamente essere sostituiti da dei macachi vestiti alla moda, fatti muovere a casaccio sullo schermo. Risulta superfluo comprendere davvero le dinamiche diaboliche della morte, scoprire i suoi piani e interrogarci su chi sarà la sua prossima vittima: la nostra unica preoccupazione è che le lenti dei nostri occhialini treddì siano ben pulite e che il bigliettaio ci abbia scelto dei posti confortevoli, possibilmente al centro e un po' in fondo alla sala.

Sembrerà una critica gratuita la mia, ma se vedrete questo nuovo Final Destination vi renderete immediatamente conto che sono gli stessi autori ad aver concepito il tutto proprio con questo spirito. Osservando l'evoluzione, o meglio, la non evoluzione contenutistica che ha caratterizzato il fortunato franchise iniziato nel 2000 da Glen Morgan, James Wong e Jeffrey Reddick, si noterà come in quasi dieci anni non sia stato fatto alcuno sforzo per introdurre qualcosa di nuovo: l'idea del primo capitolo era ottima e decisamente innovativa, ma dal secondo episodio in poi ci si è limitati a clonarla, cambiando solo la location principale della tragedia (un aereo il primo, un gigantesco incidente stradale il secondo, Montagne Russe nel terzo e una gara di auto da corsa in quest'ultimo).

Tutto il resto sono solo improvvise visioni premonitive del protagonista di turno, intervallate da una serie di morti orchestrate nelle dinamiche più assurde. Sotto quest'ultimo aspetto è innegabile che Final Destination sia pressoché unico nel suo genere e devo ammettere che in ogni pellicola ci sono sempre quelle due o tre sequenze memorabili che si concludono in un bagno di sangue. L'effetto è talvolta quello di un episodio di Will Coyote alle prese con una delle trappole della ACME, ma non si punta certo a nulla che abbia vagamente un sentore drammatico.

Resta quindi un quesito fondamentale:Quando l'effetto speciale, in questo caso il 3D, si sostituisce per importanza al film stesso, è giusto parlare ancora di cinema?. Voi pensateci, io nel frattempo torno in sala giochi a finire il livello di Final Destination.

 

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