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The Eye

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The Eye 2.00 of 5 1 Vote.
Mun, una giovane ragazza non vedente dall'età di due anni, viene sottoposta ad un delicato trapianto di cornea da donatore ignoto. L'intervento sembra essere riuscito con successo, ma la ragazza comincia immediatamente a vedere strane ed inquietanti presenze che la circondano, assolutamente invisibili agli altri. Con l'aiuto del suo psicologo, inizialmente scettico, indagherà sul fenomeno e sulle inquietanti conseguenze, accorgendosi presto di avere a che fare con presenze dell'Aldilàu2026
Produzione cinese dei fratelli Pang, già autori dell'interessante Bangkok Dangerous (1999), questo The Eye viene subito lanciato come evento sensazionale per il cinema horror, tra i più rimarchevoli dai tempi de L'esorcista di Friedkin. In realtà si avverte quasi subito una decisa sopravvalutazione del lavoro dei due gemelli di Honk Kong, soprattutto andando ad analizzarne le tematiche di fondo. La cosa che immediatamente colpisce nel film è questo pregnante senso di deja-vù nel soggetto del racconto: l'idea del trapianto di organo con disastrose conseguenze al paziente che lo riceve è, infatti, piuttosto inflazionata nel cinema fantastico.Un esempio su tutti potrebbe essere il gustoso terzo episodio firmato da Tobe Hopper nel film BodyBags (1992), chiamato giust'appunto Eye. Il plot è davvero molto simile, ma ci sarebbero diversi altri esempi (non necessariamente oculari). In The Eye quest'idea viene comunque sviluppata con un certo gusto, cercando di alternare forti tensioni drammatiche e terrorizzanti a momenti più distesi e rassicuranti. L'esperimento si può considerare riuscito a metà, dato che funzionano abbastanza bene solo alcune delle parti orrorifiche (la prima mezz'ora di film), mentre lasciano alquanto imbarazzati e perplessi le altre. Purtroppo il gusto cinese, o per meglio dire orientale, per il cinema horror non si è mai sviluppato particolarmente, a parte rari casi: la motivazione sta forse nel fatto che la concezione del fantastico nella cultura orientale è molto radicata nel folklore popolare e nelle leggende che si tramandano da secoli.

Questo non sarebbe sufficiente a giustificarne la scarsa efficacia se non si specificasse che in linea di massima il contenuto di queste credenze risulta essere molto scarno, elementare, a tratti decisamente rozzo, soprattutto se messo a confronto con la concezione occidentale del fantastico. Una riprova la si ha proprio in questa pellicola, che tratta per l'ennesima volta una ghost-story nel modo più immediato (ed al tempo stesso banale), con espedienti molto noti agli europei, come il fantasma che appare ai vivi iterando ossessivamente le azioni svolte un attimo prima di morire. Completano il quadro una rappresentazione abbastanza infelice (ed ancora una volta scontata) delle presenze dell'Aldilà che purtroppo non aiutano lo spettatore ad auto-convincersi di assistere a qualcosa di nuovo. Per quanto riguarda le suddette sequenze a bassa tensione, il risultato risulta essere quello di un alto tasso zuccherino con rischio di carie: spesso banali i dialoghi, farciti di luoghi comuni e prevedibilità varie, con pessimi tentativi di approfondire una psicologia dei personaggi che non viene quasi mai trattata. Le musiche sono un altro elemento altalenante: davvero efficaci e suggestive in alcuni punti (con un interessante uso di synth e pad), completamente fuori luogo ed approssimative in altri, con tanto di jingle e inserti pseudo-dance.Alcuni personaggi nella storia sono inspiegabilmente lasciati a loro stessi, senza giustificarne né la presenza né le loro azioni; il riferimento va in particolare all'esperto di paranormale che assiste i genitori del bambino, e alla donna nel ristorante che spiega a Mun della scomparsa della famiglia del ristoratore. The Eye possiede comunque anche degli aspetti di sicuro interesse: innanzitutto la regia è più che buona, con un bellissimo gusto fotografico (tutto orientale) incentrato su toni morbidi e sfumati, luci filtranti e chiaroscuri mai troppo netti. Questo lo rende particolarmente gradevole alla vista, con il valore aggiunto di un montaggio di buon livello, sempre a supporto dello svolgersi della vicenda, ed un'interessante utilizzo della messa a fuoco. Da segnalare la celebre sequenza dell'ascensore, che ha reso famoso il film: di sicuro impatto visionario, rimane uno dei momenti migliori della pellicola assieme ad alcuni pregevoli effetti speciali. Abbastanza incolore la recitazione generale, tranne che per la protagonista, la brava Lee Sin-je , attrice di indubbio talento ed espressività. Un probabile messaggio del film vuole essere di riflessione nei confronti dello sguardo come strumento di analisi interiore, lì dove non è necessario vedere ciò che ci circonda per poterlo sentire ed amare.

Il tentativo risulta però approssimativo, mancando quasi del tutto il bersaglio. The Eye rimane un film passabile se lo si considera un intrattenimento senza troppe pretese; la pubblicità che ha avuto non gli rende senz'altro un buon effetto appena lo si guarda con attenzione, lasciando molta delusione nei contenuti più che nella confezione. Ad ogni modo è lecito attendere con curiosità il prossimo tentativo dei due gemelli cinesi: le loro capacità lasciano ben sperare."

 

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