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The Driller Killer

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New york, 1979, un artista vive con la sua ragazza. Si mantiene vendendo le sue opere d'arte ad un gallerista. La vita attorno a lui è frenetica e instabile, poco a poco, si insinua in lui una strana forma di paranoia, i vicini di casa rumorosi, la sua arte che diventa un'ossessione essendo il suo unico sostentamento e unica espressione vitale. Tutto ciò lo indirizzerà ad uno sfogo omicida.Il Regista
Abel Ferrara nasce a New York il 19 luglio del 1951, viene da una famiglia di italo irlandesi che risiede nel Bronx. In giovane età si trasferisce a Peekskill, una periferia collinosa nelle valli dell'Hudson, una zona povera con molte coltivazioni e qualche fabbrica. Durante i 7 anni che trascorre a Peekskill frequenta il liceo, dove conosce Nicholas St John, futuro sceneggiatore di quasi tutta l'opera di Ferrara, egli è un teologo e segnerà la presenza del sacro nei film di Ferrara. Tornerà a New York per frequentare l'università, non la finirà mai. Negli anni universitari frequenterà ambienti di contestazione e aderirà a numerose proteste e marce. Con il cinema e la musica l'amicizia tra Ferrara e St John diventa un sodalizio. Si scambieranno i ruoli di penna e cinepresa ed insieme gireranno vari cortometraggi di cui si sa poco o nulla. Nei loro primi lavori si fanno strada i germi di quelle che saranno l'impronta stilistica di Ferrara: amicizia, contestazione, omosessualità, bassifondi.

Il primo lungometraggio girato in 35 mm è Nine lives, un film sexy ad episodi con alcuni risvolti thriller, che lo stesso regista definisce vignette. Il primo lungometraggio professionale lo gira a 28 anni e viene distribuito in alcune città degli Stati Uniti: viene bloccato dalla censura in Inghilterra ed in Italia (ma che strano) rimane inedito. Si chiama Driller Killer e viene identificato come il primo episodio di una trilogia non ufficiale sui serial killer metropolitani. Il secondo ed il terzo sono rispettivamente L'angelo della vendetta (1981), un rape and revenge, e Paura su Manhattan (1984). L'ultimo film citato segna una breve entrata del regista nell'ambito della fiction televisiva, accetta rispettivamente, tra il 1985 ed il 1987, Il gladiatore (1986), due episodi di Miami Vice (1985) ed il pilot del serial poliziesco Crime Story, finanziato dalla NBC (1986). In seguito Abel Ferrara realizzerà non pochi film, alcuni di grande successo internazionale, tra cui : China Girl (1987), Il re di New York (1989), Il cattivo tenente (1992), The addiction (1994) e il recente New rose hotel (1998).Il Film
Driller Killer è ambientato a New York, vista dagli occhi del regista e del protagonista Reno (interpretato dallo stesso Abel Ferrara) è una metropoli scura, (nei film di Ferrara il sole non si vede praticamente mai), caotica, confusionaria. Siamo in era punk e in questo film la si respira a pieni polmoni, l'ondata di riflusso tanto ben spiegata su Paura e delirio a Las Vegas ha spazzato via la beat generation ed al suo posto i nuovi fiori nascono dalla spazzatura, dal cemento, nella metropoli, l'identificarsi con la pace della natura non ha più senso, la gente ai margini è nervosa, isterica e soprattutto cinica, come lo è il frammento di realtà ritratto nel film. I personaggi sono artisti (come il protagonista), musicisti, o semplicemente gente che vive alla giornata immersa nel kaos di una vita che scorre inesorabile ed opprimente, fanno di tutto per aggirarla, ma anch'essi sono opachi, come i colori del film, non brillano, ma sopravvivono coi nervi, nessuno sembra essere a proprio agio e la follia si annida dietro ogni angolo.

Una caratteristica cromatica di Driller Killer è il colore rosso, il quale risalta in mezzo alle tonalità opache, molti oggetti nel film sono di quel colore. Non si può fare a meno di notare come le inquadrature fanno proprio il vermiglio come se volessero fondersi in esso, a partire dal quadro che sta facendo Reno, passando per semplici oggetti della quotidianità, fino ad arrivare al rosso del sangue evocato dalla follia del protagonista. La psicosi del giovane artista, affascinato da un trapano e da una pubblicità di un aggeggio trasportabile che fornisce corrente elettrica, il porto-pak a $ 19.95, non appare più di tanto malsana rispetto all'ambiente in cui egli vive, anzi, sembra quasi che Reno riesca finalmente a focalizzare qualcosa di concreto in un suo alter ego omicida.In contrasto con l'ambiente anfetaminico del film, in una scena si vede come l'artista mangi volentieri e ingordamente una pizza, quasi ad indicare il benessere provato dopo aver trovato una valvola di sfogo, una pace interiore, un suo realizzarsi, il quale non viene mai messo in chiaro dal punto di vista personale dell'omicida, non si capisce se lui si renda conto di quello che fa. A volte sembra essere afflitto da uno sdoppiamento di personalità alla Mr. Hyde. Come delle larve che divorano una carcassa fatiscente, la follia si fa avanti per gradi, tutto sembra indirizzare il protagonista verso quello che metterà in atto, il chiasso della band che si è stabilita vicino al suo appartamento, l'ossessività di una vita fittizia come in una tela, l'ambiguità/normalità della fidanzata, un portiere cinico e instabile.

Abel Ferrara ribalta le aspettative, nel senso che il suo protagonista si aggrappa come ultima parvenza di normalità, proprio ai fatti che normalmente dovrebbero creargli dei problemi, come le delusioni nel lavoro e con la ragazza. La colonna sonora ci accompagna e ci fa da guida allo sprofondamento mentale del giovane. Musiche ossessive e ripetitive fanno da sfondo alle scene omicide, spesso sentiamo la band vicina di casa, I Roosters, provare le canzoni punk-psichedeliche nel loro appartamento. In una scena osserviamo il protagonista a caccia di ispirazione artistica mentre ritrae i barboni ubriachi che stazionano nelle vicinanze del suo palazzo, questo momento è accompagnato da una musica fatta con un Carillon che contrasta con le inquadrature quasi documentaristiche, le quali ricordano non poco Mondo Cane di Jacopetti.Come già accennato, la follia del driller killer procede per gradi, come per gradi egli lavora alla sua opera, Abel ferrara segue l'artista scrupolosamente, ma non incentra tutto il film su di lui, è abile nel delineare con attenzione tutta la vicenda, soffermandosi sui molti personaggi e soprattutto sull'ambiente, sottolineando ancor più la futilità del sentimento regnante in quel periodo in determinati ambiti, questo film può essere anche visto come un cinico manifesto del punk, dal punto di vista esistenziale e per nulla modaiolo. Lo squallore regna sovrano attorno a questa particolare discesa agli inferi di un artista metropolitano, la sua ingenuità, quasi fuori luogo, viene attaccata da più fronti, il marcio è in agguato ed i fiori, in questo caso le persone, sono in bilico tra la vita e la putrefazione, cose che si fondono in questo piccolo spaccato di realtà dalle caratteristiche narrative di uno studio sociologico, raffinato, e inesorabile negli eventi. Il protagonista appare fin dall'inizio intrappolato nel proprio destino, tutto sembra una conseguenza che taglia di netto il caos di una micro società allo sbaraglio. Non c'è nessun futuro, questo sembra dirci nel finale, ma il non futuro sembra proseguire e non arrestarsi mai.
Curiosità: All'inizio del film, il protagonista è in una chiesa, l'ambiente ha delle strane caratteristiche cromatiche, le quali ricordano da vicino Il cattivo tenente, che Ferrara realizzerà 13 anni dopo. Driller Killer è costato appena 50.000 dollari, prodotto dall'allora neonata Navaron Film, che è composta dallo stesso Ferrara con amici e coinquilini.

 

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