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The Collection

Rating: 1.00/5 (1 Vote)
The Collection 1.00 of 5 1 Vote.

Sequel diretto di quel The Collector che nel 2009 fece strabuzzare gli occhi a coloro i quali, di lì a poco, sarebbero stati orfani della saga di Saw, questo The Collection si presenta fin dalle prime battute per quello che è, senza false ipocrisie: uno stanco e annoiato (noioso?) rigurgito straight-to-video di quel filone del New Horror, il torture-porn, che poi, in fondo, tanto “new” non è più da tempo.

 

Per mettere le cose in chiaro da subito: no, non ero tra quella fetta di pubblico che aveva gridato al miracolo per il capostipite. Non che fosse necessariamente un brutto film, aveva le sue trovate, l'atmosfera claustrofobica, un protagonista “sui generis”, qualche sequenza splatter ben congegnata (***SPOILER***il gatto*** FINE SPOILER***) e un killer mascherato studiato a tavolino per diventare una nuova “icona horror”.

Ripeto, non un brutto film...solo inutile.

Dalla sequenza dei titoli di testa con montaggio convulso, musica techno e immagini “in negativo” (tra l'altro ripresa di peso anche in questo sequel, per non farci mancare nulla) che vorrebbe essere un'ennesima variazione di quella di Se7ven (a posteriori, quanto male ha fatto quel film al genere horror?!), fino ad arrivare al killer “eccentrico con le trappole geniali” che è ovviamente debitore di Jigsaw (in fondo, il team creativo è lo stesso che ci ha regalato la morte di Tobin Bell e la sua sostituzione con il Detective “faccia da scimmia” Hoffman, nella saga di Saw), insomma, The Collector si presentava come la copia della copia della copia della copia della copia della...avete capito.

Ah, e c'era pure il twist-end finale, giusto così, per essere originali.

Veniamo al sequel.

Io so cosa hanno pensato, lo so, mi quasi sembra di sentirli: “Il primo era un film claustrofobico, pochi personaggi ignari, un predatore invisibile nascosto nell'ombra...era un po'...un po'...un po' come “Alien” (!!!), quindi per il sequel...facciamo “Aliens”! Più mostri, più sangue e più testosterone!”

Detto, fatto.

Non vi racconterò la trama, non perché non voglia rovinarvi la sorpresa, ma semplicemente perché non c'è. I Mercenari. Il Killer. La Ragazza. L'altro. Fine.

Ma andiamo con ordine.

Il film si apre con una breve sequenza in cui vediamo la protagonista femminile da piccola rimanere vittima di un incidente automobilistico, nel quale suo padre rimane sfigurato e paralizzato. Bene, interessante. Chissà quali risvolti porterà nella trama, magari il padre ha qualcosa a che fare con il killer? Magari è il killer? Ci basterebbe anche solo che questa scena avesse un qualsivoglia peso nell'economia del film. E invece, niente. Non vuol dire assolutamente niente. Il padre non gioca nessun ruolo. E' storpio e ricco, fine.

Okay. Passiamo oltre. Il protagonista del primo episodio si libera faticosamente dalle grinfie del Collezionista (eh già, amici...eh già) e senza nessun apparente motivo decide di tornarci come se niente fosse, aiutando il gruppo di super-mercenari cazzutissimi pagati dal padre “storpio&ricco” per liberare la figlia caduta nelle mani del killer. E non ditemi che vi è bastato il biglietto minaccioso nei fiori all'ospedale, perché altrimenti questi film un po' ve li meritate. Bene, si organizza la squadra: la bella, il nero, il grosso, uno a caso che tanto poi muore, il capitano col cuore d'oro e il nostro protagonista che è “l'uomo sbagliato nel posto sbagliato”, ma non come John Mclane, proprio “sbagliato”. Sul set “sbagliato” del film “sbagliato”, essenzialmente si guarda attorno e strabuzza gli occhi per ottanta minuti di film.

Non faccio parola, giuro, della storia delle cicatrici per ricordarsi la strada che porta al rifugio del killer, perché davvero, no, non sono così sadico. Davvero. La squadra arriva all'Hotel Argento (La smettiamo?! LA SMETTIAMO!?), che è la tana del Collezionista e poi boom. Un'ora di trappole. Saranno geniali? NO. Soffrirai con i malcapitati di turno? NO, non li conosci e non te ne frega nulla. Il killer è “cool” come nel primo film? Si muove come un ragno, come nel primo film? NO, si è imbolsito, ha la pancetta (giuro), cammina ciondolando e non ha più gli occhi bianchi “a specchio”. Insomma è uno qualsiasi con una maschera di cuoio. E quindi...stanza, trappola, ne muore uno, nuova stanza, nuova trappola, riescono a fuggire, nuova stanza, stessa trappola, arriva il killer, scappano, nuova stanza...e via così. Capiamo che il Collezionista usa parti di cadaveri per dar vita a riproduzioni di insetti, farfalle e altri animali a caso, che poi chiude in teche piene d'acqua (non ho scritto male, è che proprio non ha senso), incolla maschere alla faccia di altre vittime che poi droga per farle diventare “il suo esercito” (sigh!) e ha una ragazzina “burtoniana”, e sinceramente fastidiosa, come amante. TUTTO COMPLETAMENTE A CASO, come piace a noi. I mercenari sparano all'impazzata imprecando che “escono dalle fottute pareti”, la ragazzina figlia di papà è più ingegnosa di MacGyver e il nostro eroe strabuzza gli occhi. Per 82 minuti, una durata da pilota dozzinale di una serie tv. Filtri colorati, macchina a mano, montaggio videoclipparo, e almeno una sequenza al ralenti che mi ha fatto rotolare a terra dalle risate.

Ah, e ci sono anche gli zombie. Ovvio.

Stendo un velo pietosissimo sul sottofinale che si gioca in un colpo solo la carta del “maniaco nascosto nella tranquilla provincia americana” e quella “della vittima che diventa carnefice”, in un climax di luoghi comuni davvero invidiabile.

Spero che il “twist-end” sia solo una strizzata d'occhio ai fan (?) e non preluda a un terzo capitolo di quello che, a mio parere, può considerarsi come il bignami di tutto il peggio che il cinema horror ci ha regalato negli ultimi vent'anni.

Un film parrocchiale.

Solo con più filtri colorati.

 

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