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The Bunker

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
The Bunker 2.00 of 5 1 Vote.
1944.
Nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, le sorti di molte nazioni sembrano essersi drasticamente ribaltate: tra di esse quella della Germania in particolare, il cui decantato mito della razza ariana unito ad un febbrile delirio di onnipotenza, sembra ingloriosamente naufragare dietro le stoccate di una realtà ben diversa ed impietosa.
Un plotone composto da sei soldati tedeschi è letteralmente allo sbando e allo stremo delle forze. Braccati senza tregua dagli imprescindibili e incontestabili alleati per antonomasia, gli indomiti figli a stelle a strisce dello Zio Tom. Per i coriacei militari teutonici non rimane che una rovinosa ritirata all'interno di un vecchio Bunker apparentemente abbandonato. Improvvisando in seguito un improbabile e puerile difesa: con pochissime munizioni, viveri insufficienti e una convivenza forzata oltre ogni sopportabile tollerabilità, la situazione ben presto precipiterà portando all'innesco di una mortale reazione a catena.

Il tutto avrà inizio con la casuale scoperta di un misterioso labirinto sotterraneo (in passato teatro di antichissimi riti sacrificali ad opera di alcune sette religiose) che porterà il nostro plotone in una sorta di follia e delirio collettivo a cui faranno seguito una serie di efferati ed inspiegabili omicidi.
La pellicola prende inizialmente una direzione bellica, sviluppandosi poi in un thriller a tinte soprannaturali e concludendosi infine in un dramma psicologico.
Purtroppo la carne messa al fuoco è troppa e il tutto di per sè non fruisce fin dalle primissime sequenze. A partire dal taglio delle inquadrature, palesemente televisivo, che non rende affatto giustizia a delle ottime scenografie e ad una buona fotografia. Non ne risolleva certamente le sorti la recitazione piatta ed impostata, sottoprodotto dei peggior Actor's studios in circolazione, i cui attori tutti di matrice catodica sono al limite della catatonia espressiva.
La mano del regista, Bob Green, è inesistente, la sceneggiatura è lenta e 'bradipica', costellata da innumerevoli lacune e situazioni costruite meticolosamente alla catena di montaggio del Deja vu.

L'intero prodotto in definitiva risente di un incalzante riciclo citazionistico che nulla lascia all'imprevisto e alla sorpresa (fatta debitamente eccezione per la fase conclusiva del film), un clone malriuscito di ben altre meritevoli e pregevoli produzioni anglosassoni di genere, come i precedenti Below e Session 9 o l'inedito Deathwatch.
Al di là di questa sequela di impietose critiche, una lancia va comunque spezzata in favore del finale che merita un affitto e una visione più che distratta. Un epilogo particolarmente angosciante, scevro da ogni stantìo buonismo a buon mercato, il che non guasta affatto in un momento storico in cui predomina un ipocrita 'politicamente corretto' ad oltranza.

 

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