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The Battery

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
The Battery 4.00 of 5 1 Vote.

Che si parli poco di The Battery è per me un delitto. Prodotti come questo devono circolare, devono essere visti e rivisti perché sono la prova che si può girare un buon film con un budget minimo (12000 dollari), due attori e poche comparse, se si hanno i numeri per farlo.

Questi film sono speranza pura, e rispondono a tono a chi ritiene che per fare bene uno zombie-movie bisogna prima di tutto avere in tasca un bel gruzzolo. La verità è, come sostengo da tempo, che è sufficiente una buona idea. Ah, poi certo, bisogna essere bravi. E Jeremy Gardner, regista esordiente, produttore nonché uno dei due protagonisti del film, bravo lo è davvero. Bravo e coraggioso. E gira senza fretta, senza paura di risultare noioso, lento, prendendosi tutto il tempo di cui ritiene di aver bisogno per raccontare la sua storia. Trasgredisce ad ogni regola imposta riguardo i film sugli zombie e lo fa con amore e ironia.Con ordine: la trama è elementare (o forse no?), e prevede due ex giocatori di baseball alle prese con il tentativo di sopravvivere ad un'apocalisse zombie. Ma quello che vedrete, nel film, non è l'apocalisse che ci si aspetta, bensì, secondo me, quella più realistica possibile. Non città distrutte che brulicano di morti che camminano, non corse sfrenate, nessun cervello zombie che salta per aria. Tutto questo è già successo, in un prima che non è più importante. I nostri eroi si spostano nei boschi, ben meno popolati. Come gli squali, che per poter sopravvivere non si fermano mai, così anche loro hanno questa unica semplice regola: mai restare troppo nello stesso posto. Così arrivano, prendono ciò di cui hanno bisogno e ripartono, zaino in spalla. Non mancano i contrasti dovuti alle diverse personalità dei due amici, l'uno, Ben, cinico e realista, l'altro, Mickey, un sognatore che fatica ad adattarsi a quella che verosimilmente sarà la sua vita per sempre.

Come ho detto, il film è caratterizzato da scene lunghe, ipnotiche, accompagnate dalle canzoni che Mickey ascolta continuamente con le sue cuffie. La disperazione, l'orrore sono per me molto più presenti in questo film che in un World War Z qualunque.Perché questa epidemia è raccontata con gli occhi di chi per sopravvivere deve rinunciare ad avere radici, dire addio ai legami, superare la perdita dei suoi cari in fretta, senza pensarci troppo. C'è solitudine, ci sono silenzi, e drammi personali, e il sole continua a splendere lo stesso, i pesci ad abboccare, i piedi a far male dopo chilometri percorsi senza fermarsi. Non ci sono cieli grigi, non piove sangue. Nei rari casi in cui incontrano gli zombie questi sono lenti e affamati, e vengono eliminati con la maestria di chi evidentemente ha dovuto farlo tante, troppe volte. E' questo il punto forte di questo film: superata la sorpresa, e il panico iniziale, raccontati già tantissime volte in modo eccezionale da troppi registi, Gardner preferisce soffermarsi sulla quotidianità di chi è sopravvissuto ed ha trovato un modo per andare avanti nei giorni tutti uguali, una normalità a cui è difficile pensare in una situazione tanto estrema ma che, raccontata in quel modo, ti fa pensare che non potrebbe essere in altro modo che così. Del resto la capacità di adattamento non è forse il nostro forte?

Bisogna guardare questo film, godersi la sua poetica dolce e feroce, apprezzare la sintesi umana racchiusa nei due protagonisti che non si possono non amare, entrare nella pace con cui lentamente si scivola nell'orrore, quello vero, in cui nessuno mai vorrebbe trovarsi nemmeno per un minuto.

 

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