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The ABCs of Death [1]

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The ABCs of Death [1] 4.00 of 5 1 Vote.

Chiaramente figlia del saccheggio revivalistico degli anni Ottanta che ha caratterizzato il decennio passato tanto in ambito cinematografico quanto musicale, la recente moda degli horror antologici è però anche la riscoperta di una formula attualissima, particolarmente adatta a quelle produzioni indipendenti odierne che, nate per essere promosse e distribuite in un mercato sempre più dominato dalla Rete, hanno sviluppato un carattere spiccatamente virale e libero.

Non sono un caso i molti punti di contatto che legano The ABCs of Death con V/H/S, l'horror antologico che nel 2012 ha portato una ventata d'aria fresca al found footage con una celebrazione dai toni vintage del cinema indipendente: accomunati da alcuni nomi alla regia e dalla distribuzione attraverso la Magnet Releasing, entrambi i film sono frutto delle ambizioni di una scena indie per nulla intimorita dai propri limiti finanziari e anzi consapevole della forza della propria libertà di espressione.

The ABCs of Death si pone come antologia horror definitiva fin dall'introduzione, in cui viene illustrata la struttura dell'operazione: 26 cortometraggi firmati da altrettanti registi provenienti da tutto il mondo, ad ognuno dei quali è stata affidata una lettera dell'alfabeto, dalla quale essi hanno scelto una parola su cui basare il proprio segmento. Unico filo conduttore il tema primigenio dell'horror: la morte. Ventisei piccoli racconti di morte, sviluppati potendo contare su minutaggio e budget estremamente ridotti ma anche sull'assoluta libertà artistica, che compongono una vera e propria enciclopedia horror che nella sua bizzarra struttura richiama, come hanno ammesso gli stessi ideatori, i libri educativi per bambini.

C'è veramente di tutto in The ABCs of Death: plastilina animata in stop-motion, CGI, paradossi weird, giallo all'italiana, pulp psichedelico, exploitation, pseudo-found footage, perversioni orientali e torture porn alla francese, solo per citarne alcuni. Difficile dare i voti ai singoli segmenti, la cui capacità di lasciare il segno è quantomai soggetta al gusto personale di chi guarda, ma comunque ci si assesta mediamente su livelli discreti, con alcuni picchi qualitativi che confermano la bravura di alcuni nomi noti e attirano l'attenzione su altri da scoprire. Ad eccezione di Timo Tjahjanto, autore del disturbante L is for Libido, non se ne esce bene il cinema orientale, perso in inutili e volgari deliri trash, così come l'onnipresente Ti West pecca di autoreferenzialità e confeziona un corto assolutamente inconsistente, che dimostra come il suo indubbio talento necessiti di tempi narrativi più dilatati per poter dare il meglio. Standind ovation invece per Jason Eisener che con il suo Y is for Youngbuck farà la gioia di quanti hanno amato Hobo with a shotgun, condensandone perfettamente lo stile allo stesso modo in cui Xavier Gens in X is for XXL condensa la ferocia della nouvelle vague francese che tanto ha fatto scalpore nel decennio scorso.

All'interno di questa antologia quello che fa la differenza tra i corti inconcludenti e quelli che invece lasciano il segno non è tanto la componente narrativa, quanto la capacità di mettere a fuoco uno stile che richiami istintivamente alla mente capisaldi della filmografia di genere. Ne sono esempi brillanti i già citati lavori di Eisener e Gens, ma anche anche l'argentiano O is for Orgasm di Bruno Forzani e Hélène Cattet (autori di Amer) e U is for Unearthed di Ben Wheatley, geniale per l'uso inedito della ripresa point of view derivata dai found footage.

Anche grazie ad un ricorso a tentazioni metafilmiche molto limitato, The ABCs of Death riesce nel miracolo di portare all'estremo la propria eterogeneità stilistica e narrativa senza minare la coerenza dell'insieme e, soprattutto, perdersi in una caoticità che poteva rendere inconcludente l'intero risultato. Il grande merito di questa antologia è quello di rappresentare un credibile mosaico dell'estrema varietà dell'horror odierno, in cui per forza di cose alcune tessere paiono meno brillanti di altre, ma la cui reale forza sta nell'effetto di insieme.

Un bel regalo da parte di chi l'horror lo vive con impegno e dedizione e per chi lo ama con sincera passionalità.

 

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