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The Abandoned

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The Abandoned 2.00 of 5 1 Vote.
Prima di Los Abandonados, uno dei miei pochi contatti con l'horror spagnolo contemporaneo era dovuto alle Peliculas para no dormir (i Masters of Horror prodotti dalla tv iberica). Concepito per il cinema, Los Abandonados racconta una storia simile a quella di La habitacion del nino (anch'esso datato 2006) di Alex de la Iglesia, film facente parte della suddetta antologia televisiva: come già in Shining (1980), la casa non è semplicemente abitata dagli spettri del passato, ma costituisce un vero e proprio portale temporale per cui sono i vivi a infestare il passato sottoforma di fantasmi.Tuttavia, al contrario di una Pelicula in cui de la Iglesia si limita a esibire professionismo e mestiere, Los Abandonados riconferma Nacho Cerdà come esteta del macabro [vedi Aftermath (1994)] il cui amore per la bella immagine sfiora il calligrafismo. Il primo incontro di Marie con gli Abitanti della Fattoria, ad esempio, delizierà - per l'efficacia della costruzione drammatica - il cinefilo dai gusti più raffinati: si inizia con il banale espediente dell'ombra che passa di fronte all'obiettivo (trucco fin troppo abusato dal nuovo horror, iberico e non) e, dopo un crescendo serrato di primi piani della protagonista terrorizzata, appare la Presenza; al momento di stasi narrativa dovuto alla contemplazione del monstruosus, segue un'impennata frenetica dell'azione, resa attraverso l'uso della camera a spalla...E' evidente come Cerdà padroneggi perfettamente la messa in scena, sostenuto da un montaggio che, nella migliore tradizione classica del Brivido (Hitchcock e Carpenter), alterna sapientemente accumulo e scarico di tensione, avvicinando l'esperienza filmica a un giro sulle montagne russe. A mio parere, però, l'estetica non è tutto, e qui vengono le note dolenti.
A parte un uso assolutamente pretestuoso della voce fuori campo nel finale (con la fastidiosa sensazione che il regista voglia spiegare allo spettatore il già di per sé evidente doppio senso del titolo), la storia soffre di quello che definirei donniedarkismo, stadio terminale dello stradeperdutismo lynchiano.
La patologia, cioè, consiste nel costruire un film circolare infarcendo la storia delle svolte narrative più assurde, impensabili, illogiche: l'intento è candidarsi al ruolo di auteur originale e intellettuale; il risultato, invece, è quello di apparire un pessimo sceneggiatore.

 

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