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Taxidermia [2]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Taxidermia [2] 4.00 of 5 1 Vote.
Parlare di questo film è veramente arduo. A dire il vero, recensire un titolo del genere può essere anche alquanto inutile, visto che l'unica cosa veramente giusta da scrivere sarebbe correte a vederlo!. Taxidermia narra le vicende di una famiglia ungherese attraverso tre generazioni. Tre uomini che conducono vite votate esclusivamente all'annientamento di sé, alla distruzione del proprio io. Il nonno è un erotomane che finirà vittima della sua stessa libido, rimettendoci la vita. Il padre è un campione olimpionico. Detto così non sembrerebbe esserci nulla di strano, il problema è che la specialità olimpionica nella quale eccelle è l'abbuffata. Il figlio, infine, è un tassidermista.Tutti e tre i protagonisti, il primo attraverso il sesso, il secondo attraverso il cibo e l'ultimo attraverso il culto della morte stessa, rinnegano il concetto stesso di vita, scorgono nella morte e nell'oblio di sé l'unica via da imboccare per trovare pace da quella cosa che ci capita ogni giorno, disgustandoci e ferendoci, che siamo soliti chiamare vita. E' ironico come i due più grandi piaceri della vita, forse gli unici veri, siano due dei modi più rapidi ed efficaci per conseguire la morte. La figura più emblematica e meglio riuscita è quella del figlio, un tassidermista rifiutato dalle donne, con l'unico rapporto con l'esterno rappresentato dal padre obeso a cui dà da mangiare ogni giorno(scena magnifica): è lui il personaggio che rinnega la vita in tutte le sue forme, in lui c'è il rigetto più puro che non ha bisogno di mediazioni né di attenuanti.E' emblematico il rapporto che tutti e tre i personaggi hanno con il proprio corpo: ognuno di essi lo sfigura, lo violenta, lo distrugge, i tre quasi gridano allo spettatore il loro diritto nell'usare liberamente e liberamente distruggere l'unica cosa che ha loro dato la vita, il corpo appunto.Come ci dice il critico d'arte alla fine, nessun momento è eguagliabile per intensità e significati a quello in cui un uomo vede una lama tagliare il proprio capo e sente, vede chiaramente la morte avvicinarsi e farlo suo.La regia è veramente perfetta, alcune scene sono girate con una tale perizia che dovrebbero essere mostrate in tutte le scuole di cinema. Il regista ci ammalia e ci tiene incollati alla sedia con le sue trovate genialmente disgustose, fascinosamente vomitevoli(proprio come la vita stessa). La parte centrale, quella del campione di abbuffata, è, forse, tirata un po' troppo per le lunghe ma le scelte registiche e le idee geniali non fanno, comunque, calare il ritmo.Tutti gli attori sono credibili e molto nella parte, un plauso al regista anche per la scelta del cast veramente azzeccato. Gyorgi Palfi, dopo il buon seppur non riuscitissimo Hukkle, ci regala una lezione di cinema e un'ora e mezza di malsana, bellissima poesia.Un film che sembra un inno alla morte mentre forse è un inno alla vita e viceversa.Quindi, come già detto prima, l'unica cosa veramente giusta ed intelligente da dire, in questo caso, è correte a vederlo!Siete ancora qui?

 

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