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Sotto Shock

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Sotto Shock 2.00 of 5 1 Vote.
In una società come la nostra, abituata da tempo a frazionare e dividere ogni cosa al fine di controllarla, è forse sconcertante sentirsi ricordare che, per quanto riguarda le sue conseguenze pratiche, il medium è il messaggio.
Primo film di Wes Craven girato per la Alive (il secondo sarà La Casa Nera - distribuito dalla Universal), Sotto Shock si presenta come un manuale di rilettura completa nonché di sintesi di tutta l'opera omnia di un regista esploratore del fantastico, e nello stesso tempo di parecchie opere dei suoi colleghi.

Horace Pinker, elettrotecnico serial killer e massacratore di famiglie, viene catturato dalla polizia grazie al giovane Jonathan, che ha il potere di entrare nei sogni delle vittime. Quando viene giustiziato sulla sedia elettrica, Pinker però sopravvive come energia pura e invisibile e trasmigra di corpo in corpo, continuando i suoi massacri, sino ad entrare nell'etere, regno della simulazione televisiva.
Il killer, la cui essenza viene catapultata via etere, diventa così un blob multimediale, dimostrando che il vero orrore non viene dal mostro, ma da quei frammenti di storia e di realtà che il mostro attraversa dentro i passaggi televisivi (la Corea, il fungo atomico, le stragi).
La visione per capire la realtà.
Si potrebbe pure accusare Craven di avere rubato una delle idee forti del film - quella della trasmigrazione dell'essenza di Horace Pinker di corpo in corpo - a L'Alieno di Jack Sholder, ma saremmo pure tentati di dire che a Sholder il nostro non deve aver perdonato di essersi impadronito di Freddy per un secondo episodio, giudicato dalla maggior parte della critica il più debole della serie. Qui il fantastico craveniano nasce da una sconvolgente distorsione della percezione messa in atto solo da Cronenberg. L'incubo prende forma ed esce dallo schermo, molti anni prima di Nightmare Nuovo Incubo. Come già detto, il film contiene - senza per questo dar l'impressione di avere troppa carne al fuoco - tutte le tematiche sottese sin qui da Craven: la famiglia distruttrice e distrutta, la volontà del giovane protagonista Jonathan (che è il nome, forse non casuale, anche del figlio di Craven) di non diventare grande (Quando crescerai?, gli ripete il suo allenatore di football), un'ambientazione pre-Scream con giovani del campus casti, puri e belli perché destinati a essere le vittime delle forze del Male, l'incubo americano del serial killer distruttore di famiglie (il serial killer che attacca il cuore della società, la famiglia americana che per Craven è sempre marcia e corrotta, che pratica la magia nera e uccide piccoli animali in un esemplare disvelarsi dei peggiori incubi della nazione) e una dimensione surreale che conferma ancora una volta come il sogno e l'incubo siano i veri terreni della lotta degli eroi di Wes.

In un film purtroppo diseguale, una delle sequenze d'apertura esibisce uno stile magistrale e inquietante proprio sotto quest'aspetto. Jonathan e la sua ragazza Allison - che di lì a poco sarà una delle vittime del mostro - camminano mentre le tenebre guadagnano terreno in un quartiere strano, alquanto carpenteriano, dove le luci si spengono dietro le finestre e alle loro spalle corrono strani bambini i cui corpi immateriali scompaiono dall'arco visuale quasi per effetto di uno zapping subliminale. In questo contesto, Jonathan assisterà all'omicidio della sua famiglia adottiva (evento scatenante), scoprendo da lì a poco di avere avuto una sorta di incubo che però gli ha mostrato la verità. In questo continuo saltare fra le due dimensioni (il sogno e la realtà), ben presto scopriremo che non esiste quasi differenza, anzi più di una frase dei protagonisti ci comunica che nel sogno c'è più realtà e più vita. Come tanti altri protagonisti del cinema di Craven, anche Jonathan è costretto a entrare nel sogno, liberando il suo doppio astrale all'apparente piano di realtà, per affrontare Pinker. Ma Pinker ha una carta in più rispetto ad un normale serial killer. Come Freddy che sin dal 1984 era lo stesso potere del cinema, per cui della visione, dello sguardo, così Pinker si nutre del potere medesimo, sparandosi in vena e contemplando come un'ara sacrilega le immagini di morte che gli provengono dal tubo catodico.

Così, pochi istanti prima di essere fritto dalla sedia elettrica, Pinker compie uno strambo - e quasi ridicolo - rito di magia nera tramite il quale s'incorpora l'energia della visione, il che gli permetterà di sopravvivere pur scorporato all'esecuzione. Il messaggio è chiarissimo: il Medium televisivo è il Male che ruba l'anima (del resto in pochi passaggi vediamo che sulla scena spesso c'è un televisore acceso) ed Horace Pinker ne diventa l'essenza, un'immagine di un pixel-killer che si propaga da un corpo all'altro, virtualizzandosi, prima di giungere al suo naturale capolinea, divenire energia pura, visiva che si trasferisce attraverso i canali tv per poter uscire dallo schermo e massacrare, come nel profetico Su dai canali di Matheson, le rincoglionite famiglie americane circondate dall' american beauty.

Ma Jonathan lo insegue anche su quel territorio - a quel punto fatto di sogno, di metafora e d'irrealtà - e attraverso vorticosi salti nel peggio di ciò che ci porta in casa la tv (morte, guerre, volgarità delle televendite e dei predicatori con intermezzi di Alice Cooper e Frankenstein) riesce a intrappolare Pinker in un fermo-immagine. Riuscirà a spegnerlo con il telecomando (unica, legittima arma a disposizione)? Tanta importante poetica cronenberghiana non sempre però è servita ad un controllo adeguato dei numerosi materiali. Dopo l'esecuzione di Pinker, il film si sfilaccia parecchio, tentando uno slapstick di generi. Primaria resta la denuncia all'invasione della nostra cultura da parte della televisione, detentrice della memoria cinematografica dell'orrore e del linguaggio con cui fare inevitabilmente i conti.

Pinker accumula un frenetico excursus di tutto l'horror degli anni ottanta, dove troviamo brandelli e idee di Poltergeist, Nightmare, L'Alieno, Dovevi essere Morta, il Joe Dante di Ai Confini della Realtà, ma anche Blood Feast (la fuga del mostro zoppicante) o elementi fantasy (un amuleto in fondo al lago, la zombie angelicata). Al ricco elenco si potrebbe aggiungere un altro Dante, quello di Donne Amazzoni sulla Luna (1987), nel quale un anziano telespettatore, come Pinker, finisce dentro la televisione e scappa da un canale all'altro, in una sorte di folle zapping esistenziale.
Effettivamente, Sotto Shock è un film accumulativo, privo di un reale rifunzionamento dei codici parodiati. Ha l'aria di un happening un pò folle, al quale manca un'adeguata dimensione mitopoietica. Troppo umoristico e consapevole per fare veramente paura.
Marshall McLuhan non se lo sarebbe perso comunque."

 

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