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Sotto il Vestito Niente

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Sotto il Vestito Niente 2.00 of 5 1 Vote.
All'epoca lo stroncarono tutti, eppure questa incursione thriller dei Vanzina bros. nella Milano da bere della metà degli anni '80 non era proprio da buttare. Forse, con un metro di giudizio meno severo e scevro da ideologismi, si potrebbe quasi affermare che Yuppies, Via Montenapoleone e Sotto il vestito niente, sorta di ideale trilogia sul rampantismo edonista di quel tempo, mutatis mutandis, sono lo specchio fedele di una decade che, sotto la superficie glamour e up top date, nascondeva uno dei vuoti cosmici più abissali del nostro belpaese. E va dato atto ai Vanzina di aver radiografato benissimo, sia sul versante della commedia che in quello del giallo all'italiana, un mondo futile ed illusorio, fintamente dorato, scintillante e asettico, che sarebbe crollato sotto i colpi della bufera istituzionale della decade successiva.Guanti neri di argentiana memoria e forbici affilate, un misterioso killer semina il terrore nel mondo della moda, facendo cadere come mosche le bellissime top delle passerelle. Il fratello gemello di una delle vittime, ranger allo Yellow Stone Park, collegato telepaticamente alla consanguinea, percepisce il pericolo e, lasciati orsi e marmotte, si precipita sotto la Madonnina ad indagare. Lo aiutano nell'indagine il commissario Donald Pleasence e la bellissima Renè Simonsen che, a occhio, sembra essere una delle prossime vittime del maniaco.Come si diceva all'inizio, sotto il vestito qualcosa c'è. Vuoi per la professionalità della confezione, per un finale che non fa gridare allo scandalo, per certe figurine di contorno, per alcuni squarci che fotografano la città come una terra inospitale e deserta. Certo, i riferimenti sono ovvi (l'Argento prima maniera e il De Palma di Body Double, di cui si saccheggiano le musiche di Pino Donaggio), la suspence è all'acqua di rose, alcuni passaggi girano a vuoto, eppure il film si lascia vedere senza rimpianti e senza rimorsi e, con il senno di poi, è una delle virate verso il giallo più asciutte ed efficaci del duo romano. Ci avevano già provato con Mystere (1983). Ci riproveranno con Squillo (1996) e il sequel ufficiale recentemente uscito, senza ottenere mai più gli stessi risultati.Gli occhi felini della Simonsen, le musiche cool (si spazia da I Am What I Am a One Night in Bangkok), i retroscena delle sfilate, le strizzate d'occhio al paranormale fanno di Sotto il vestito niente un onesto prodotto di genere. Basta confrontarlo con lo scempio operato da Dario Piana l'anno successivo (Sotto il vestito niente 2) e con l'ignobile Domino per capire quanto la pellicola dei Vanzina, uscita in quel freddo dicembre del 1985, meritasse sicuramente un posticino sotto l'albero.

 

 

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