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Solamente Nero

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Stefano (Lino Capolicchio) è un giovane professore di matematica che torna a Venezia, sua città natale, in visita al fratello sacerdote, Don Paolo. Sul treno fa la conoscenza di Sandra, architetto di nobile famiglia con la quale tesserà poi una relazione amorosa. La notte del suo arrivo però avviene un omicidio proprio dietro la canonica e lo stesso Don Paolo è testimone involontario dell'assassinio sebbene non abbia potuto riconoscere, al buio della notte, l'omicida. Dal mattino dopo verrà perseguitato con messaggi minatori mentre alcune persone vengono a loro volta uccise una dietro l'altra. Stefano, in aiuto al fratello, cercherà di sbrogliare l'intricata matassa per giungere alla soluzione del mistero prima che sia troppo tardi.Antonio Bido, un anno dopo l'ottimo Il Gatto dagli Occhi di Giada, dirige un altro interessante ed avvincente thriller. Siamo alla fine degli anni '70 e i registi italiani si stanno impegnando, chi con ottimi risultati chi meno, nel filone del thriller di cui L'Uccello dalle Piume di Cristallo di Argento si può considerare il capostipite. Bido, a differenza di altri colleghi che preferiscono città straniere o attori stranieri, decide di puntare sul made in italy al 100% ed i risultati gli danno ragione.
Innanzitutto il regista sceglie come sfondo una Venezia invernale, fredda e a tratti spettrale: la regia stringe quando può sui colonnati degli antichi palazzi, i ponti, le passatoie, gli stretti vicoli, i canali, così come fece Roeg nel film A Venezia...un Dicembre Rosso Shocking (1973). Bido fa però di più: riesce a dipingere come in un affresco personaggi come pescatori, vecchi gondolieri, anziani al bar, in contrasto con conti, ricche signore e nobili decaduti; così come Stefano si trova a conversare con il fratello nelle taverne veneziane dai consunti tavoli in legno, e con Sandra nella ricca casa di famiglia arredata di quadri, statue, arazzi e librerie con antichi volumi.Ma Bido non si ferma qui, perché è anche la Venezia magica e segreta che ci vuole mostare, attraverso una storia fatta di antichi delitti, medium, sedute spiritiche, folli, quadri che celano oscuri segreti ed assassini feroci.A vedere oggi i thriller italiani di quegli anni non si può non provare un forte senso di amarezza misto a rabbia per quello che il cinema italiano è ormai diventato. Giusto in questi giorni (metà dicembre 2009) la tv ci bombarda con i trailers del'immancabile (ed insopportabile) cinepanettone con De Sica & Co., per non parlare del puntuale film di Pieraccioni di cui si potrebbe anche fare a meno, o della solita riproduzione cinematografica di un libro di Moccia sulle adolescenti in calore. L'amarezza perché il nostro paese ha tante storie e leggende da sfruttare, per non parlare delle località adatte per film di orrore e thriller, come le cittadelle medievali, la stessa Venezia, la campagna emiliana (teatro ad esempio del bellissimo La Casa dalle Finestre che ridono di Pupi Avati), la foce del Po (dove è stato girato Road to L., un vero e proprio parallelismo tra il New England di Lovecraft e il nostro Polesine), le montagne, i boschi, le foreste, le città d'arte, le città fantasma come Consonno (CO) (una vera e propria Silent Hill italiana).Eppure i pochi che ancora sfruttano la potenzialità del Bel Paese sono giovani cineasti indipendenti che riescono a far circolare i loro lavori solo attraverso la rete. Tra i tanti Lorenzo Bianchini (Custodes Bestiae) i cui lavori sono stati distribuiti solo in Friuli; Ivan Zuccon (L'Altrove, La casa Sfuggita, Nympha, Bad Brains), costretto a girare i film in lingua inglese e a distribuirli attraverso la Germania; Stefano Bessoni, il cui Imago Mortis (2009) è stato proiettato per pochi giorni in qualche cinema (forse). Come loro ce ne sono altri ancora che non hanno la possibilità o i mezzi per emergere, costretti da un lato dalla distribuzione che preferisce proiettare film di sicuro incasso (cinepanettoni, remake, sequel, sequel di remake, film di adolescenti con problemi, film di adolescenti che scoprono il sesso, film di famiglie con problemi con figli che scoprono il sesso) o che hanno vinto premi in concorsi che accolgono solo film politicamente corretti (film contro l'intolleranza, film contro il nazismo, film contro l'omofobia, film contro nazisti intolleranti omofobi che scoprono il sesso) o che giungono quasi sempre da nazioni che non hanno una storia cinematografica particolare (Albania, Iran, Filippine, Cile, Kamchakta).Questo è ormai ciò a cui si è ridotto il nostro cinema e le nostre sale cinematrografiche, la stessa televisione (pubblica) trasmette con il contagocce questi vecchi film di indubbia qualità, spesso tagliandoli, terrorizzata com'è dalla spada di Damocle del MO.I.GE. Ma come possiamo lamentarci quando lo stesso maestro del cinema horror italiano sono ormai venticinque anni che non dirige un film all'altezza della sua fama, riuscendo anche nel tentativo di rovinare la trilogia delle Madri con un terzo capitolo (La Terza Madre) inguardabile infarcito solo di sangue, donne nude e assurdità di vario tipo.Purtroppo dobbiamo arrenderci alla ragione di stato per cui noi italiani veniamo ricordati all'estero solo per le pellicole degli anni '50, '60, '70, dal neorealismo di Pasolini, Scola, Visconti al cinema artistico di Fellini, dagli spaghetti western di Leone e Corbucci ai poliziotteschi di Lenzi e Castellari, dal gotico di Mario Bava al thriller e l'horror di Argento. Dopo di loro più o meno il nulla, ringraziate se volete Castellano & Pipolo, Moccia, Muccino, i Fratelli Vanzina, Neri Parenti e Pieraccioni ma non dimenticate la legge del mercato: se Boldi & De Sica hanno battutto Star Wars, Spiderman e Il Signore degli Anelli nello stesso anno qualcosa vorrà pur dire.

 

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