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Smile

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Smile 2.00 of 5 1 Vote.
26010è indubbio che negli ultimi tempi si sia aperta una nuova stagione europea nell'ambito del cinema horror, con produzioni di tutto rispetto, soprattutto spagnole, francesi ed inglesi, spesso di qualità nettamente superiore a quello che il cinema americano ci aveva abituati. In qualche modo quest'ultimo sta involvendo nell'asfittica forma del remake e dell'autocitazionismo, mentre la variegata multicultura europea sta dimostrando di poter declinare il fantastico e l'horror in maniera molto efficace, riflettendo le peculiarità dei popoli e delle culture che la compongono. In questo nuovo e promettente filone l'Italia è partita in ritardo, benché possa vantare, oltre ad una tradizione di genere a dir poco sontuosa, bravi cineasti che finora non sono ancora riusciti ad emergere.Negli ultimi mesi si sta facendo notare una nuova casa di produzione, la Cinecittà Luce S.p.A., nata nel maggio del 2009 dalla fusione di Cinecittà Holding e l'Istituto Luce, sotto il controllo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prima con Visions di Luigi Cecinelli e ora con l'imminente Smile, di Francesco Gasperoni. Tentativi lodevoli che non si possono non supportare idealmente, ma che purtroppo lasciano perplessa l'appassionata onestà che caratterizza noi Splattermaniacs. Se davvero di nuova stagione europea si tratta, non è possibile evitare i confronti tra i vari paesi e notare così come l'Italia ne esce per ora in ombra. L'Inghilterra ha dimostrato di poter trasportare con successo la sua storica ironia anglosassone all'horror, la Spagna ha puntato sulle suggestioni fantasy e gotiche, la Francia ha spinto sull'acceleratore della violenza senza mezze misure. L'Italia mostra invece come sia ancora in cerca di una propria identità e nel frattempo percorre la strada forse più sbagliata di tutte: tenta cioè di scimmiottare lo stile americano.Non è possibile parlare di Smile senza far riferimento al suo regista, che questo suo primo film l'ha ideato, sceneggiato, girato, prodotto (la MovieMaker S.r.l. è una sua creatura) e ne ha persino scritto parte della colonna sonora. Gasperoni è decisamente un uomo poliedrico: appassionato fin da bambino di cinema, ha conseguito due lauree lontanissime tra loro (scienze politiche e farmacia) ed annovera un'esperienza nella facoltà di Fisica della Sapienza di Roma, che gli ha permesso di pubblicare un trattato sulla propria Teoria dei Bouncers, a cavallo tra la fisica fondamentale e la filosofia.
Sorvolando comunque su questo lato scientifico del suo pensiero e giungendo finalmente al suo film, è emblematico riportarne la sinossi ufficiale:Sette ragazzi organizzano una vacanza all'insegna del relax e del contatto con la natura in Marocco. Decisi ad immortalare ogni momento del loro viaggio vengono in possesso di una strana macchinetta fotografica: da quel momento, la divertente avventura fra amici diventa un incubo. Una forza oscura e maledetta li insegue nel bosco in cui hanno deciso di fermarsi e sembra non voler lasciare loro via di scampo. Ben presto i protagonisti diventano preda di una presenza assetata di sangue e di vendetta, avvolti in un mistero dal quale forse non riusciranno a tornare vivi..."Ragazzi in preda ad una macchina fotografica assassina in un bosco maledetto? Non ci vuole molto per indovinare che il punto debole di questo film high concept, come lo definisce lo stesso Gasperoni, sia proprio la trama ridicola. Trama che nel suo svolgersi concreto purtroppo richiede forzature qua e là (un esempio è la scena di ingresso nel bosco) e soprattutto mette in difficoltà gli attori/personaggi, che a volte sono costretti a recitare sopra le righe per rispettare la sceneggiatura e legare insieme le scene. In questo senso fa piacere che in alcuni momenti emerga una (in)volontaria autoironia, con esclamazioni del tipo Ma è ridicolo! e Tutto ciò non ha senso!. Troppo poco comunque.Di per sé gli attori, molti con esperienze nel teatro ma non nel cinema, sono in gamba: un Armand Assante (ormai trent'anni di carriera), qui in un ruolo malvagio che gli si addice, un pò incerato, ma efficacemente inquietante; una meravigliosa e radiosa Harriet MacMasters-Green (da tenere d'occhio in futuro); un discreto Antonio Cupo, faccia degna del suo cognome, purtroppo penalizzato da un profilo del personaggio un pò farraginoso. Ma come pretendere che brillino in scene prese pari pari da Evil Dead (1 e 2)? Non scherziamo, Bruce Campbell è su un altro pianeta. Oppure che risultino credibili quando, riguardando le foto, capiscono il collegamento tra le morti e ciò che sta accadendo? Per non parlare del finale, degno di un Final Destination 4.Limitandosi al solo ruolo di regista, Gasperoni dimostra di avere qualità, anche se a volte prova delle inquadrature che sono evidentemente sperimentali e non si legano benissimo all'insieme (ma in fondo è il suo primo lungometraggio). Con la macchina da presa valorizza e mette al centro della scena gli attori: buona parte del fascino della MacMasters-Green è merito proprio della fotografia sua e di Giovanni Battista Marras, che tra l'altro fornisce anche una bella panoramica delle vie delle città del Marocco. Anche gli effetti speciali, che non sono moltissimi, fanno la loro figura e sono organici e suggestivi (bella la morte del cacciatore Rashid). Insomma, una buonissima squadra, che meritava di meglio. E questa volta non ci sono scuse, dato l'autore del soggetto.Tutto ciò mi sembra che dimostri quanto accennato all'inizio: Visions riprende il thriller psico(pato)logico à la Criminal Minds, Smile una forma di teen slasher soprannaturale. In altre parole, idee che parlano per lo più americano. Può anche andare bene tentare di declinare un genere nel proprio linguaggio, ma visti i risultati forse è tempo di trovare uno spazio nostro, genuinamente italiano."

 

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