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Sin City

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Sin City 4.00 of 5 1 Vote.
Sesso. Peccato. Vendetta. Sangue. Tanto sangue.
Le strade di Basin City (Sin City per le anime dannate che la bazzicano) sono ricoperte di un nerastro liquame umano fatto di corruzione, violenza e morte. Non c'è spazio per la pietà. Qui il crimine è la norma e un qualsiasi poliziotto onesto è una goccia in mezzo al mare. Quando nel lontano 1992 Frank Miller cominciava a scrivere e disegnare le selvagge avventure della Città del Peccato, forse immaginava un giorno di vedere i suoi personaggi tormentati diventare carne ed ossa, ma sicuramente non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato uno dei film più innovativi del decennio successivo. Sin City è la pellicola di passaggio, il tramite ideale di una tradizione ormai consolidata del film di genere (qualsiasi genere) che si sposa in una cerimonia malsana con la nuova frontiera della computer grafica. Solo un cow boy mexicano abbastanza pazzo da offrirsi come cavia per girare il suo primo film come Robert Rodriguez, poteva riportare sulla pellicola l'immensità visiva di un capolavoro incontrastato della storia del fumetto. E ha preteso con sè il partner in crime Quentin Tarantino e soprattutto il creatore dell'opera omnia: Frank Miller. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti.



Con una perizia tecnica certosina, Sin City è plasmato identico in tutto e per tutto in immagini, dialoghi, inquadrature ed atmosfere al suo corrispettivo cartaceo con la dedizione con cui un artigiano giapponese avrebbe plasmato la katana più tagliente. Sin City grida giustizia al cinema di genere. A tutto il cinema di genere. Nel suo calderone ribollono armoniosamente l'atmosfera del noir, la ferocia dell'horror (Sin City è indubbiamente il film più splatter dell'anno), l'epica western e le rivendicazioni del cinema d'arti marziali, in una commistione che lascia spazio all'action con un ritmo serrato e imperituro. Nelle indimenticabili sequenze in rigoroso bianco e nero non si può non pensare all'intensità de La Farfalla sul Mirino di Seijun Suzuki, talmente hard boiled da togliere il fiato. Sin City è l'anima nera di Pulp Fiction la cui struttura, infatti, era mutuabile al fumetto originale.

Tre storie di sangue e peccato. Tre eroi dal sapore mitologico come non ne esistono più al cinema. Un gruppo di personaggi fatti per fissarsi lì, sullo schermo e rimanere impressi nelle menti in eterno. Assassini feroci in cerca di una disperata vendetta, psicopatici serial killer cannibali senz'anima, letalissime prostitute sadomaso, vendicatori solitari pronti a tutto pur di un ideale, poliziotti bastardi senza più ritegno, stupratori sadici incarogniti, cardinali cannibali. Queste e 100 altre sono le voci che si ergono in coro ad innalzare la potenza visiva di Sin City (voci che in originale sono da cardiopalma).


Il film non si risparmia niente e nonostante la pseudo-indipendenza della produzione, Sin City non lesina nel mostrare di tutto. La presenza su queste pagine è giustificata proprio dalla ferocia splatter con cui sono esposte le morti più truculente. Centinaia di parti anatomiche mozzate, budella date in pasto ai cani, torture al di là del medioevale e un paio di personaggi da far invidia ai peggiori spauracchi dell'horror (se la giocano alla grande i personaggi di Elijah Wood e Nick Stahl) fanno di Sin City una costola evoluta del cinema di paura, recentemente ibridato con i più disparati generi (dall'action alla commedia) tanto da poter affermare che sia il film horror dell'anno (con riserva di Land of the Dead) nonostante non appertenga prettamente al genere.

Perchè a Sin City il sangue scorre ad ettolitri, spesso fosforescente, a volte nero ma rosso e pulsante solo quando sgorga dal volto degli eroi (Marv, Dwight, Hartigan: nomi indelebili) a significare che solo il cuore impavido pompa la vera linfa vitale. Un film in cui gli attori danno il meglio di sè ed anche personaggi professionalmente tramontati come Mickey Rourke hanno la loro renaissance artistica. Benicio del Toro immenso e Bruce Willis una piacevole conferma. E senza tralasciare le bellezze femminili assortite e letali delle numerose ladies (Carla Gugino, Jessica Alba, la bravissima Brittany Murphy e via dicendo) possiamo tranquillamente dire che a Rosario Dawson non è assolutamente necessario un mitragliatore Uzi per mettere KO un uomo.


Cinema d'intrettenimento si, ma ad altissimi livelli e con un lavoro immenso alle spalle che ne giustifica l'inesauribile impatto. Da vedere e rivedere fino a che non si riacquisti il senno. Scende la notte su Sin City, pulsante e rumososa, dove nessuno è al sicuro ed il sottobosco umano sta già preparandosi per una nuova lotta nelle regole della legge della giungla. Scende la notte su Sin City. E sarà una notte movimentata.



Curiosità: Il film è girato totalmente in green screen. Gli attori recitavano su un set completamente verde, creato da Rodriguez nei suoi Troublemaker Studios, in cui gli attori immaginavano gli sfondi poi aggiunti in computer grafica.

Quentin Tarantino ha girato per 1 dollaro la scena in cui ---SPOILER--- Clive Owen (Dwight) parla con la testa mozzata di Benicio Del Toro (Jackie Boy).

Il film riprende Tre dei volumi di Sin City (Quel bastardo Giallo, Il Lungo Addio e Abbuffata di Morte) e una storia breve The Man che apre e chiude il film.

La pellicola, che ha riscosso successo in tutto il mondo, ha già un seguito in cantiere forse tratto dalla graphic novel Affari di Famiglia.

I tre registi fanno dei cameo in varie parti del film. Tarantino è al bar seduto vicino a Marv e Frank Miller è il prete nel confessionale.

Nonostante l'immane successo di pubblico, a Cannes non è piaciuto. I Dardenne, fautori di un cinema definito Filtrofiore Bonomelli lo hanno trovato un giocattolone inutile. Loro...

 

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