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Silent Hill: Revelation 3D [1]

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Silent Hill: Revelation 3D [1] 3.00 of 5 1 Vote.

Vedere un film in anteprima è sempre una cosa entusiasmante, sapere poi che sarà una pellicola dedicata al tuo videogame preferito è ancora meglio. In questo caso Silent Hill non fa eccezione, anzi è di gran lunga la traduzione cinematografica più ambita.

Eppure questo seguito, questo Silent Hill Revelation di Michael J. Bassett, fin da subito parte un po' zoppo. Regista e attori, prima dell'uscita del film, parlano di un'operazione ambiziosa, di un'esperienza epica, di una sceneggiatura brillante e spessa, molto spessa, di ottimi effetti speciali e grandi scenografie.

Per gli ultimi due aspetti mi dico molto d'accordo, il che sfata l'impressione che avevo avuto qualche mese fa, in cui temevo che avrei visto un film straight to video leggermente pompato per il cinema. Invece no. Il 3D è assai buono, non ho faticato come al solito la vista e non mi è venuto il proverbiale mal di testa, per quanto il fascino della profondità generato da questo sistema di proiezione si spenga in me molto presto, dato che a un certo punto il mio cervello intuisce l'inganno dei diversi fotogrammi proiettati sullo schermo e ricomincio a vedere tutto bellamente in 2D!

Anche il parco effetti speciali si dimostra all'altezza del primo film di Christophe Gans, con un paio di creature in più e la solita conta dei secondi prima che spariscano per sempre, e si possono fare i doverosi complimenti a Paul Jones (che sui cenobiti di Hellraiser ci è rimasto e non ne uscirà più) e a Patrick Tatopoulos per essere riusciti a mantenere alto il livello qualitativo che spesso penalizza i sequels (tranne qualche caso raro). Stesso discorso per le scenografie di Alicia Keywan e i costumi di Wendy Partridge, che dimostrano quanto alcune eccellenze creative possano salvare un film.

Perchè salvare un film?

Perchè, come già per il suo predecessore, anche questo capitolo soffre degli stessi difetti della pellicola di Gans, ovvero una sceneggiatura al solito alquanto scarsa. Ma se per il film del 2006 avevo graziato il regista francese, addossando forse un po' ingiustamente tutta la colpa su Roger Avary, l'allora scrittore del progetto, stavolta è proprio il regista Michael J. Bassett a firmare lo script. E la cosa che più mi stupisce è che Bassett non è certo nuovo al genere, dato che il suo primo film (che ho adorato), ovvero Deathwatch, e il successivo Solomon Kane sono già a loro modo debitori dell'immaginario su cui si sostiene anche la saga videoludica, insomma una miscela funzionale di horror e di fantasy. Al solito, mi viene da chiedermi se sia andato perduto qualcosa nel montaggio, la qual cosa spiegherebbe anche la velocità delle situazioni e il minutaggio del lungo(?)metraggio, appena una novantina di minuti, ma sembrano meno. E spiegherebbe anche come dell'interpretazione dei grandi attori all'interno della pellicola sia rimasto poco più di una manciata di battute, involgarito anche da campi e controcampi abbastanza banali.

Ricordo di avere adorato Adelaide Klemens nella mini-serie Parade's end, riusciva a sfoggiare una gamma di emozioni decisamente più forte rispetto a quelle che ci sono in questo film (e a chi mi risponde che non vediamo mostri tutti i giorni e perciò non puoi sapere assolutamente come reagire, rimando all'interpretazione di Barbara Hershey nel film Entity del 1982, in cui riesce a convincerci senza obiezioni di essere realmente violentata da un mostro invisibile!). Anche Kit Harington, tanto bravo e convincente nel serial Game of Thrones, qui risulta solo antipatico, (SPOILER) sembra stupito perfino lui di fare parte di una setta di fanatici e di avere compreso che in realtà la ragazza che ha ingannato fino a quel momento è una bella e brava ragazza di cui innamorarsi perdutamente dopo pochi minuti, come se all'attore, giuro, l'avessero detto a metà film (FINE SPOILER).

Sorvoliamo sulla presenza inutile, a tratti quasi triste, di attori come Malcolm McDowell e Carrie Anne Moss in ruoli che, anche qui, non definirei brutti, ma diamine, è tutto così svelto. Possibile che, a parte la buona paga, per McDowell e la Moss partecipare a questo film fosse togliersi la soddisfazione di vedersi trasformati in mostri? A questo punto, tutto è possibile.

Meglio, sì, meglio il ruolo delle creature, che stavolta sembrano avere una maggiore capacità narrativa, soprattutto nel finale.

Non mi sento di essere troppo crudele, è indubbio che questo brand comporti la perdita di molte belle suggestioni, che voglia accontentare tutti e manchi perciò di una sua dignità personale, ma temo che non basti mettere in scena un ragno composto da manichini e dare alle infermiere di Silent Hill una scena appena più dignitosa di quella del film di Gans per dire onestamente che dietro questo sequel ci sia stato un lavoro approfondito. Forse va bene anche così, forse queste pellicole non devono lasciare molto dietro di sé e solo divertire, ma è una scusa che non potrà durare per sempre.



 

 

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