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Silent Hill [2]

Rating: 3.00/5 (1 Vote)
Silent Hill [2] 3.00 of 5 1 Vote.

Bisogna subito precisare che quello delle pellicole tratte dai videogames di successo è un fenomeno derivativo che subisce una sintesi di testo simile alla distillazione di una serie di elementi, finché il risultato finale di questo processo ottiene, nel migliore dei casi, un prodotto puro, cristallino e dagli intenti onesti, nel peggiore dei casi un oggetto inutile che non valeva la profusione di sforzi effettuati per produrlo.

Silent Hill il film si ispira/omaggia un videogioco che a sua volta è un ibrido fra videogiochi quali Resident Evil e Alone in the Dark, e soprattutto è debitore di pellicole come Jacob’s Ladder di Adrian Lyne (da noi tristemente noto come Allucinazione perversa) e di tutta una serie di influenze artistiche che vanno dalle bambole-manichino di Hans Bellmer fino alle performance più estreme di certo teatro della crudeltà. Non solo, il videogioco è un film di per sé, già apprezzato sui cahiers du cinema, perfino osannato da certi architetti per l’importanza data ai luoghi che caratterizzano la città che da’ il titolo al prodotto, siano essi semplici edifici o strutture più azzardate (e quantunque in entrambi i casi tutto assuma uno spiccato senso paranoico), che rendono il gioco un’esperienza molto diversa da quella a cui avevano fino ad allora abituato molti giochi.

Non mi dilungherò facendo le differenze tra questo e quel capitolo della saga, diciamo solo che il film di Christophe Gans si ispira principalmente ai primi tre capitoli (il sequel, di Michael J. Bassett, espressamente al terzo). Ed è subita indubbia l’importanza che Gans da’ all’atmosfera, alle creature, alle scenografie, alla musica (presa pari pari dal videogioco), tutti elementi che vengono ribaditi, per fugare ogni dubbio, nel buon dvd e i suoi immancabili extra. Però, diciamolo subito, il Silent Hill di Gans non funziona. La prima visione è ottima, soddisfa ogni palato, ma il film non regge molto bene visioni successive. Si tende a cercare subito la scena in cui il mostro sbuca da dietro un angolo, il “passaggio” dalla città abbandonata a quella demoniaca, o il finale crudele, e l’occhio non aspetta altro che di scorgere il profilo della Testa di Piramide, ormai assurto a simbolo tanto del gioco quanto del film. La colpa è sicuramente dovuta anche a una sceneggiatura che, al contrario di tutto l’impianto tecnico, funziona poco, non brilla per originalità e si modella sullo schema degli enigmi del videogioco, esulando dalla caratteristiche più famigerate del capostipite, ossia atmosfere realmente perturbanti, personaggi lynchiani, riferimenti sotterranei (ma neanche tanto) al sesso e all’amore violento, corto circuiti tra i ruoli del buono e del cattivo; insomma, troppa carne al fuoco perché Roger Avary, sceneggiatore del film, potesse vincere tranquillamente la sfida, ma è indubbio che non sta lì il buon esito agli incassi della pellicola.

Silent Hill film infermiere foto

La verità è che, per i fan di questo filone di film, Silent Hill è e resta al momento la traduzione migliore di quello che ormai è diventato un brand di successo, quello appunto dei lungometraggi tratti dai survival horror, soprattutto per il modo in cui Cristophe Gans ha studiato la materia presa in esame, omaggiandola e inserendosi a pieno diritto nella saga videoludica che, ricordiamolo, dopo il cinema, adotterà molte delle suggestioni visive suggerite dal regista, dalle formose infermiere zombie alle mutazioni degli ambienti, per esempio.

Ora c’è solo da chiedersi se anche nelle sale cinematografiche la saga di Silent Hill potrà continuare, magari sperando non tanto in una serie di ripetizioni e stilemi del videogioco, ma in una vera e propria reinterpretazione che dissipi il rischio di fallimento in cui sono incorsi certi illustri antenati. Hellraiser, tanto per dirne uno.

E qui mi fermo.

 

 

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