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Shadow: L'Ombra [1]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Shadow: L'Ombra [1] 4.00 of 5 1 Vote.
Kosovo, Afghanistan, Iraq, Birmania, Rwanda, Somalia... Luoghi falcidiati dalle guerre, il cui nome è tristemente ricondotto ai conflitti più feroci dell'ultimo secolo. Il denominatore comune di tali eccidi sono sempre le vittime abbandonate, sconosciute e dimenticate. E' questo lo spunto concettuale a cui si dedica Shadow, secondo film di Federico Zampaglione dopo il noir grottesco Nero Bifamiliare. Basti solo questo accenno per conoscere l'anima più profonda del film che si sviluppa come un requiem di questo acre aspetto del male sociale primordiale.Un reduce di guerra americano (Jake Muxworthy: Borderland) cerca di mettere pace alla coscienza dalle ombre della guerra attraverso un periodo di evasione in Europa, tra le montagne, facendo biking. Qui incontra una ragazza a cui riesce ad ancorarsi sentimentalmente (Karina Testa: Frontieres), ma questo timido inizio di un coinvolgimento emotivo è rotto dalla presenza di due cacciatori (Ottaviano Blitch e Chris Coppola) che, spinti dalle peggiori intenzioni, li braccano. La caccia ha inizio ma la legge del più forte presenta un predatore più pericoloso, oscuro e metafisico che condurrà le sue prede verso il loro ultimo, doloroso viaggio.Nei contenuti cinematografici Shadow è molto più vicino ad atmosfere horror che tributano alla nostra tradizione horror (Lamberto Bava e Dario Argento su tutti) ma che pagano il principale debito all'espressionismo tedesco. C'è una oscurità meditativa in Shadow, che si schematizza in quella figura oblunga in perenne agguato che stilisticamente fu rappresentata dall'ombra di Max Schreck in Nosferatu o l'ineluttabile ignoto che nel Settimo Sigillo sfidava beffardamente l'umanità in una partita dall'esito già certo. E' il senso perpetuo di lutto il lato più interessante della pellicola, un senso opprimente che si muove su una storia esile, quasi minimale, da racconto gotico che molto deve nella struttura alle opere più metafisiche di Poe. Grazie anche ad un uso suggestivo delle musiche, opera degli Alvarius, il film ha nelle scene del personaggio di Mortis i suoi climax e lì contiene i suoi significati più vividi.Se si prende da punto narrativo, Shadow è un film abbastanza convenzionale ma sfrutta questa concretezza per trasformarsi più in un'esperienza emotiva oscura, più mesta e malinconica che maligna, una sorta di trip nero in una sorta di incomprensibile oblio. Un melange tra gli stilemi del cinema horror moderno e la tradizione più concreta del genere. La strada verso il viaggio più lungo non è un tunnel luminoso ma un calvario doloroso e la morte non è propriamente la miseria più dolorosa.

 

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