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Seed [2]

Rating: 4.00/5 (1 Vote)
Seed [2] 4.00 of 5 1 Vote.
Se qualcuno considera ancora Uwe Boll il peggior regista del mondo, probabilmente si è fermato molto indietro nella sua cinematografia.Il buon tedesco regista e pugile infatti, dai tempi recenti di Postal non ha praticamente sbagliato un colpo, un po' come Roger Corman dei tempi migliori, sfornando opere personalissime, di grande impatto sociale seppur mascherate da cinema exploitation. Seed, ultimo horror puro in ordine temporale (Non considerando Horror il seguito di Bloodrayne) e sopratutto, primo film non tratto da videogiochi, risulta infatti il canto del cigno dell'estetica bolliana, un'opera che già dalle prime immagini risulta disturbante e aggressiva, sia per l'uso quasi continuo della telecamera a mano, sia per la durata delle sequenze che punta l'occhio alle efferatezze di questo serial killer mascherato da Jason Voorhees del secondo episodio della serie Venerdì 13 (una specie di rozzo cappuccio in testa).Ambientata verso la fine degli anni settanta, la storia del serial killer Max Seed viene raccontata attraverso sbalzi temporali continui che partono dalla sua incarcerazione su un'isola di massima sicurezza e ripercorrono attraverso i nastri VHS, i suoi omicidi, partendo dalle creature più infime della scala sociale (gli scarafaggi) arrivando poi - inizio spoiler - a neonati e donne che vengono lasciati morire di fame e ripresi in timelapse durante la decomposizione - fine spoiler - . La scena poi passa nella fase della cattura del maniaco e qui Boll ci elargisce una grande prova di come rendere al meglio la tensione narrativa. L'apice verrà comunque reso - inizio spoiler - nel disturbante piano sequenza in cui l'assassino uccide a martellate una donna, partendo da piccoli colpetti alla testa fino alla totale deflagrazione del cranio in un gioco perverso che riprende molto da vicino lo stile di Michael Haneke - fine spoiler -. Anche la sequenza in cui Seed massacra in carcere tre poliziotti si erge a elevato esempio di regia frenetica e brutale che trova conferma nel cattivissimo finale che ricorda da vicino le tematiche della serie Saw. Decisamente Boll ha imparato il mestiere e confeziona un'opera dalle atmosfere malate che non si dimentica facilmente. Un consiglio: se amate gli animali, tenete gli occhi chiusi durante i primi 5 minuti, sebbene molti di noi purtroppo avranno già visto queste scioccanti sequenze su internet.

 

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