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Sector 7 [2]

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Sector 7 [2] 2.00 of 5 1 Vote.

Gli americani dovrebbero prendere esempio dalla Corea (o forse no, direbbe qualcuno). Sebbene i più del pubblico internazionale abbiano la tendenza a guardare con occhio scettico le produzioni di provenienza da questa tenace regione dell'Asia, per chi comincia ad avvicinarsi al loro cinema sono sufficienti le visioni di poche pellicole per capire che hanno tutte le carte in regola per sostituirsi ad Hollywood come l'epicentro delle grandi produzioni di qualità.

Dopo essere rimasto piacevolmente soddisfatto dalla visione di quel piccolo capolavoro di The Host (la cui citazione è d'obbligo parlando della Corea), mi sono convinto ad addentrarmi con sempre maggior interesse ai Monster-movie di Seul e dintorni, incappando, alla fine, anche nel tanto chiacchieratoSector 7|da cui però non avevo mai letto critiche particolarmente entusiaste.Presa visione della pellicola, sono arrivato alla conclusione di approvare parte dei difetti citati dal pubblico, ma non di bocciarlo a priori come un prodotto fallimentare.

Sector 7 basa la sua storyline su uno spunto ormai abusato da molti, quello del mostro risvegliato dalle sconsiderate trivellazioni di una compagnia petrolifera. Sceglie di farlo, però, seguendo una certa personalità, e scostandosi quindi da quella che potrebbe essere la classica produzione statunitense di bassa lega.

La prima parte del film è davvero interessante, e ci consente di fare la conoscenza di una varietà di personaggi molto variopinta e ricca di personalità, dove figure stereotipate come la protagonistaHae-joon (l'attriceHa Ji-won), archetipo esempio di femminilità mascolina a la Ellen Ripley che riesce tuttavia a non apparire troppo forzosa, dividono la scena con soggetti goffi e bizzarri che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con questo tipo di produzioni asiatiche non faticherà a riconoscere. Questa schiera di personaggi ci rende partecipi delle loro giornate di lavoro sulla piattaforma petrolifera Eclipse - che poggia sul settore che dà il titolo al film, il 7 appunto - che alternando sequenze di tamarraggine all'americana fini a se stesse a momenti più introspettivi, consente a tutti noi spettatori di affezionarci ad ognuno di loro senza nel frattempo subire il peso di un ritmo troppo lento e monotono. Il film, infatti, ha il pregio non da poco di saper mantenere sempre e comunque alta l'attenzione, giocando spesso con gran fantasia sulle varie dinamiche sociali e divertendo il pubblico con le reazioni dei singoli personaggi a ognuna di esse, buffe ma all'occorrenza anche molto umane e credibili.Arrivati a metà dell'opera, ci si aspetta, quindi, che il seguito del film - coincidente con l'entrata in scena della creatura - tenderà a seguire quella stessa strada ammirata in precedenza. Roteando un po' intorno alla comicità surreale e un po' all'horror che ne deriva dall'insidia. Invece assistiamo a un pesante sbilanciamento degli equilibri, e se l'action fino a quel momento usato solo come contorno dello spettacolo prenderà piede divenendo l'orbita intorno a cui il resto della vicenda girerà, il calo di attenzioni nei confronti delle caratterizzazioni fino a quel momento mostrate e lo scadere nel b-movie puro, influenzerà pesantemente il parere degli spettatori nel continuo della pellicola.Uno dei principali pregi del precedentemente citato The Host, era quello di essere stato capace di reggere l'intero ritmo del film senza mai andare a tradirne la ricette di partenza. Cosa che purtroppo Sector 7 non riesce a fare.Sebbene l'action molto coreografico (con forse qualche eccesso di slow-motion, devo confessare) riesca ugualmente a conferirgli un certo livello d'interesse, la caduta di stile con l'entrata in gioco dei cliché tipici del cinema americano non consente a questo film di guadagnarsi le lodi che fino a poco prima avrebbe meritato.

Nota dolente sul mostro - una via di mezzo tra una foca e un grosso lumacone tentacolato, viscido e irto di denti e aculei - che sebbene ricalchi parzialmente nel design quello dell"ospite, non riesce tuttavia ad apparire terrificante quanto sembrerebbe. Ci si aspetterebbe da esso una furia incontrollata e un divoratore sanguinario di carne umana, ma si limita per la maggior parte del tempo a inseguire i protagonisti e a sbatacchiarli di qua e di là con la lingua prensile, senza soddisfare praticamente mai i palati di chi si aspetta qualche sventramento vecchio stile con sangue e visceri sparpagliati per la stanza. Ne viene fuori un film al quale un'occhiata la si può anche concedere, dal momento che comunque ha il pregio di non annoiare mai lo spettatore anche di fronte alle situazioni più banali. Ma il tutto da l'impressione che malgrado le possibilità di renderlo un piccolo capolavoro c'erano eccome, il desiderio di renderlo per forza di cose un prodotto tamarro" ha contribuito, col senno di poi, a trascinare con sé anche i difetti che questo tipo di scelta registica comporta.

Se si fosse proseguito lungo il sentiero tracciato nel primo tempo, dove i pregi del cinema coreano erano ancora fortemente riconoscibili, il risultato finale ne avrebbe ampiamente tratto vantaggio, e Sector 7 avrebbe potuto confrontarsi con grinta al film da cui ne è derivato.

Purtroppo, non è andata così. Ma come l'Asylum ci ha dimostrato più e più volte, al mondo c'è di peggio. E se il fine ultimo di un film è quello di intrattenere il suo pubblico, questo riesce comunque a fare il suo dovere.

 

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