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Saw V

Rating: 2.00/5 (1 Vote)
Saw V 2.00 of 5 1 Vote.
Quando un film, per quanto buono sia, diventa una saga, il suo pubblico si separa in due parti: lo zoccolo duro dei cosiddetti appassionati della serie, che attendono con ansia la nuova puntata e magari si rivedono il giorno prima tutte le precedenti, e tutti gli altri, che vedono i successivi film senza ricordare bene gli altri e senza grandi pretese, relativamente sordi al battage pubblicitario che vuole ogni nuovo capitolo incredibilmente migliore del precedente. In ogni saga, inoltre, arriva sempre il momento in cui la nuova puntata è quella delle spiegazioni.
Per la gioia del primo gruppo di spettatori e la frustrazione del secondo.
Questo quinto capitolo di Saw credo riesca nella purtroppo facile impresa di scontentarli entrambi. L'Enigmista è ormai morto da un pò, ma la sua influenza morale è molto più coriacea del suo corpo malato. A subirne gli effetti, dopo Amanda nel secondo capitolo, è questa volta il detective Hoffman, consumato nel profondo dall'orribile morte della sorella ad opera del suo violento fidanzato. Il guaio è che l'inespressivo Costas Mandylor è lontano anni-luce dalle vette di Tobin Bell, che aveva reso molto bene la sottile caratterizzazione dell'ambiguo serial-killer. Guaio ancora peggiore è che il cuore del film non sono affatto le azioni efferate di questo novello Jigsaw, ma il suo apprendistato con il Maestro, in numerosi flash-back che appunto spiegano i retroscena dei film precedenti, fino a mostrare la preparazione minuziosa delle trappole viste in azione negli ultimi quattro anni. Sicuramente gli sceneggiatori volevano coinvolgere lo spettatore nei dialoghi e nella contorta logica che lega Maestro e apprendista (i capilettera non sono casuali) durante la crescita e la formazione di quest'ultimo, ma hanno ottenuto un risultato che si limita ad oscillare tra il banale e il noioso.

Lo spessore psicologico dei personaggi, il cui svelarsi avrebbe dovuto essere il nocciolo del racconto, non traspare per niente e lo scivolare di Hoffman nella rete ludica di Jigsaw appare spesso forzato. Si trova ad assistere e commettere atti orribili (per quanto giustificati dalla morale distorta del killer) quasi di punto in bianco, senza mostrare un minimo di ragionamento o di dubbio. E la sua faccia di gesso certo non l'aiuta. Tutto questo però è forse un pò troppo raffinato per un film che in fondo ha fatto la sua fortuna nel mostrare metodi complicati e fantasiosi per uccidere. Metodi (leggi giochi) che anche questo quinto capitolo ripropone abbondantemente, riuscendoci però decisamente male. Sangue e dolore fisico abbondano, ma manca il pathos. Davanti qualche scena si storce il naso di disgusto (e questo piace a noi splatter maniacs), ma non si sente quel formicolio allo stomaco che testimonia un vero coinvolgimento emotivo. In qualche modo non si riesce ad entrare in empatia con le sofferenze a cui si assiste. E purtroppo anche il lato logico e meccanico dei giochi mortali, che tanto ha appassionato e fatto parlare, risulta appannato e privo di idee originali.

Passi il pendolo con lama (anche se lo stesso Jigsaw lo trova di basso livello) e la trappola finale, ma è proprio il gioco centrale, quello che coinvolge cinque vittime facendo in qualche modo da metafora dell'intero pensiero dell'Enigmista, a fallire miseramente. Non svelo il meccanismo del trappolone, naturalmente, ma vi basti sapere che la soluzione giusta e vincente del primo dei quattro enigmi è anche quella più ovvia e comprensibile. Soluzione di cui invece i cinque non si accorgono, commettendo il banale errore che li porterà uno ad uno a morti e sofferenze indicibili. Vero è che giudicare dall'esterno è sempre molto facile, ma in numerose occasioni i cinque dimostrano grande lucidità e prontezza, segno che l'abbaglio dell'inizio fosse solo una necessità di script. E quando gli ultimi sopravvissuti si rendono conto della verità, alla fine del percorso, allo spettatore cadono le braccia, guardando le loro facce finto-sorprese. Questo film credo abbia un solo merito: ha il coraggio, sempre apprezzato in un mondo di ipocrita buonismo, di finire male. Decisamente male. Tra un sorriso enigmatico e un quasi insopportabile scricchiolio di ossa.

Curiosità
Fin dal primo Saw la Lionsgate ha supportato una vasta campagna di incentivo alla donazione del sangue negli USA, con dicreto successo.
Per David Hackl si tratta della prima prova come regista cinematografico, avendo alle spalle una lunga carriera da scenografo e art director, compresi Saw 2, 3 e 4. Dopotutto ha fatto bene il suo primo compito, pur essendo assolutamente anonimo e privo di una qualsiasi caratterizzazione (ma è ancora presto).
Con Saw 5 la saga di Jigsaw supera il precedente record di successo (leggi incassi) per il genere horror, appartenente al mitico Venerdì 13.

 

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