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CANNES 2012 - Cosmopolis di Cronenberg e considerazioni finali sul Festival...

Iniziamo parlando di Cosmpolis di Cronenberg, uno dei film più attesi dell'intero festival.Chiaramente Cosmpolis, film, non è all'altezza di Cosmpolis, libro. Lo si intuisce già dall'inizio, non c'è bisogno di andare troppo oltre nella visione.Eric Packer è un giovane miliardario che vuole tagliarsi i capelli. Attraverso una città devastata da una rivolta anarchica, congestionata dal passaggio del presidente degli Stati Uniti e dalla processione in onore della morte di un noto rapper, Eric percorrerà, con la sua limousine bianca, tutta New York per recarsi dal barbiere. Una sorte di viaggio universale quello che compierà, visto che nella sua macchina insonorizzata, saranno tanti i personaggi che lo accompagneranno.Il problema principale di questo film (che, è bene dirlo fin dall'inizio, non è certo quella schifezza per la quale molta stampa specializzata e anche buona parte del pubblico, da quel che vedo sul web, vuole farlo passare) è che non si possono trasporre i dialoghi di un libro in una pellicola, soprattutto se il libro è particolare come Cosmopolis di De Lillo (che confesso essere il mio scrittore preferito, dopo Dostoevskij), senza adattarli al formato della celluloide. L'intensità e la profondità dei dialoghi, per quel che mi riguarda, va persa quasi completamente (soprattutto nella prima parte) nella trasposizione cinematografica.La condanna più assoluta e devastante che veniva fatta in Cosmopolis, libro, che non è certo quella del capitalismo (o meglio, non semplicemente quella) ma dell'esistenza in ogni sua forma possibile, in Cosmopolis, film, non arriva con lo stesso carico di angoscia e tensione. Colpa anche in questo caso, a mio parere, di una forma, quella del libro, che non è stata resa alla perfezione, con i dovuti accorgimenti, per essere apprezzata a pieno anche in una sala cinematografica.Detto questo, è da dire che Cosmopolis resta comunque un film decente, soprattutto se si considera la seconda parte (dopo una prima non proprio esaltante), dalla scena topica del barbiere in poi.Ad esempio, qui, durante lo spezzone del barbiere, Cronenberg riesce a restituire bene quel senso di ricerca di qualcosa di autentico, di vero, che porta il giovane Eric ad attraversare tutta la città pur di farsi aggiustare i capelli (per giunta perfetti e ordinatissimi) dal barbiere dal quale si recava da piccolo col padre. Certo, l'intensità della scena non è quella del libro ma mi rendo conto di come, in questo momento, parli la mia parte che osanna lo scrittore americano e che pensa a lui come esempio insuperabile nella letteratura e nell'arte.Strano a dirsi, visto che a inizio visione non ci avrei scommesso un euro, ma Pattinson non è il peggior attore del mondo. Certo, altri sarebbero stati più adatti di lui per il ruolo (e mi sembra che, infatti, il ruolo, in origine, fosse di un altro) ma il vampirello di Twilight se la cava abbastanza bene, soprattutto per quel che riguarda le espressioni e il modo in cui muove il viso. Solo una cosa da dire su di lui: nelle poche scene dove era richiesto movimento sembra veramente goffo (forse anche per scelte registiche, ma non ne sono sicuro fino in fondo).Come ho già scritto in altre recensioni, Cronenberg lo continuo a preferire e, a volte, ad amare incondizionatamente in film narrativamente più normali, come Inseparabili ad esempio.Passando ai risultati finali del festival, non posso che dirmi soddisfatto.Non avrei mai sperato in un premio per quel capolavoro di cui vi avevo parlato qualche giorno fa, Jagten, eppure il premio è arrivato. Non la palma d'oro (che comunque, a mio parere, meritava) ma comunque uno dei riconoscimenti più importanti: il premio come miglior attore all'immenso Mikkelsen. Veramente un premio insperato ma, mai come in questo caso, così tanto meritato.La palma d'oro è andata ad Amour di Haneke, pellicola della quale vi avevo parlato lo stesso molto bene. E, in effetti, la scelta è stata sicuramente tra le migliori che potevano essere fatte. Dopo aver vinto qualche anno fa con Il nastro bianco, film che non mi è piaciuto per niente, Haneke si afferma, quest'anno, con un film molto intenso e bello.Moretti ha ritagliato uno spazio, e questo lo si sapeva già, anche per il suo pupillo Garrone, che ha vinto il gran premio della giuria con Reality. Confesso di non aver visto il film (visto che sono arrivato a Cannes la sera del giorno in cui c'era stata la proiezione per la stampa) ma conosco le altre opere di Garrone e sentire affibbiati alla sua ultima pellicola aggettivi quale felliniana non può che darmi il voltastomaco!Detto questo, anche quest'anno il festival di Cannes si è concluso e anche quest'anno è stata un'esperienza grandiosa!Da ripetere sempre negli anni a venire!

 

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