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Festival di Cannes 2011: Giorno Tre - Super 8 di JJ Abrams, Habemus Papam di Nanni Moretti, Miss Bala di Gerardo Naranjo e Arirang di Ki-duk Kim

Terzo giorno del festival francese all'insegna del tricolore: stasera sono stati gli attori e la troupe di Habemus Papam di Nanni Moretti a calpestare il red carpet per la proiezione serale. Giornata veramente piena, i film in gara si susseguono senza tregua nelle varie sale. Oltre l'attesissimo e apprezzatissimo Moretti, c'è fervore anche intorno all'ultima pellicola di Kim Ki-duk, Arirang. Prima di passare alle recensioni del giorno volevo segnalarvi questa piccola chicca che credo farà la gioia di molti Splattermaniacs: sono stati proiettati a Cannes i primi dieci minuti dell'attesissimo Super 8. La proiezione era aperta ad un numero limitato di persone e non mi è stato possibile, purtroppo, essere presente.Tra le notizie trapelate, è certo che il film sarà ambientato alla fine degli anni '70. Un gruppo di ragazzi si ritrova in aperta campagna per girare un corto sugli zombie. Mentre girano un camioncino farà deragliare un treno e, mentre i ragazzi cercheranno di schivare le ferraglie che volano sulle loro teste, da una delle carrozze sbucherà fuori il misterioso mostro. Alcune indiscrezioni fanno presagire che la creatura sarà la stessa di Cloverfield, in modo da rendere questo Super 8 un vero e proprio prequel.Se ci saranno altre novità, vi terrò aggiornati.Ora passiamo alle visioni della giornata.Habemus PapamC'è da premettere una cosa: io odio Moretti!E questo film ha confermato, forse rafforzato, tale sentimento. Alla morte di Papa Wojitila, il conclave si riunisce in Vaticano per eleggere il nuovo Papa. Alla seconda fumata il fumo sarà bianco: il nuovo Papa è stato eletto! Purtroppo il nuovo Pontefice ha enormi difficoltà nel ricoprire la sua nuova carica e si rifiuterà di salutare i fedeli accorsi in piazza San Pietro. Per aiutarlo a superare le sue paure verrà chiamato in Vaticano uno psicologo. Apprezzatissimo qui a Cannes, in concorso per la selezione principale, la prima proiezione stampa ha suscitato impressioni positive da buona parte dei giornalisti accorsi.I giornalisti in sala ridevano, alcune volte di vero gusto, e alla fine hanno espresso tutto il loro gradimento con un lungo applauso. Beh, per quel che mi riguarda, il film di Moretti è la conferma di quello che ho sempre pensato di lui.Ma andiamo con ordine.In primo luogo la nuova pellicola di Moretti dovrebbe, in teoria, essere una commedia. Il problema è che, almeno a me, non ha strappato una singola risata (solo qualche sorriso per la figura azzeccata della guardia svizzera che sostituisce il Papa). Moretti, che interpreta lo stesso ruol o(cioè l'odioso alter-ego di se stesso) da quando ha cominciato a recitare, mette in bocca al saccente psicologo tutte le sue convinzioni: sterile intellettuale, convinto ateo, saccente arrogante. Deve essere convinto, Moretti, che la sua scelta di professarsi ateo (ridicola anche, pronunciata da lui, l'affermazione, citazione, in conferenza stampa 'grazie a Dio sono ateo') sia una delle cose piu encomiabili e degne di ammirazione di questo mondo.Sembra, altresì, convinto di fare un'operazione artistica di gran rilievo quando ci mostra che anche i preti hanno una loro ben definita personalità e come tutti i comuni mortali giocano a carte, fanno cyclette, fumano ecc. E' talmente fiero e contento di questa sua scoperta che la telecamera quasi impazzisce di gioia nel seguire le gesta dei cardinali impegnati nelle loro occupazioni quotidiane. Ci manca solo che il Vate ci riveli che il terzo segreto di Fatima consiste nella rivelazione che anche i preti pisciano e vanno di corpo. Quelle che Moretti tratteggia non sono persone, sono semplici macchiette. Anche lo stesso Papa, sulla cui figura il regista avrebbe potuto lavorare in tante e differenti direzioni, ne esce fuori come una figura bidimensionale, quasi per niente sondata nella sua interiorità.Se Moretti voleva girare un film anticlericale (e sicuramente in parte lo voleva), beh, non riesce certamente nel suo intento. I suoi attacchi sono insinceri, deboli, falsi, frutto di semplici, dogmatiche convinzioni politiche e non certo di una interiorità che si interroga sulle cose (da qui nasceva, ad esempio, il forte anticlericalismo di Fellini). Se, invece, voleva girare un film per avvicinare il mondo della Chiesa e quello delle persone comuni, restituendoci delle figure ecclesiastiche piu umane, non riesce neanche in questo per le ragioni sopra esposte. Ma in verità, Moretti non voleva niente di tutto ciò, lui voleva solo venire qui a Cannes e ricevere tanti applausi e complimenti. Vincere qualche premio e, se possibile, piazzare una sua foto nella Basilica di San Pietro.Beh, ci è riuscito!Contento lui…Miss BalaLaura è una ragazza che sogna di vincere il concorso di bellezza Miss Baja California.Una sera, mentre è in un pub con un'amica, una banda di criminali fa irruzione nel locale e trucida tutti. Laura si salverà ma da quel momento in poi la sua vita si intreccerà con quelle dei malavitosi. Grazie alle 'nuove conoscenze' riuscirà a trionfare come Miss ma il prezzo da pagare sarà molto alto. Film messicano, in competizione per Un certain regard, questo Miss Bala si fa seguire senza troppi problemi. Una storia carina, dove si intrecciano fame di successo e il mondo della malavita. Il regista dimostra una certa abilità con la camera riuscendo a restituirci il paesaggio messicano e i suoi personaggi in maniera molto credibile. Anche le scene di azione non deludono, realistiche e calibrate al punto giusto.MISS BALA from ((((MISS BALA)))) on Vimeo.La piaga del traffico di droga in Messico è un problema molto sentito che, come ci informa lo stesso film prima dei titoli di coda, miete un numero elevatissimo di vittime l'anno. Gerardo Naranjo, il regista, riesce a trattare un tema molto delicato con eleganza, e tira fuori dal cappello anche qualche buona idea. Non è certo il film che vi cambierà la vita ma è uno spaccato interessante di una realtà odierna.Da segnalare un audio veramente spettacolare, elemento che noto raramente ma che, in questo film, mi ha molto impressionato.Carino.ArirangMolto atteso qui a Cannes il nuovo film di Kim Ki-Duk, anch'esso in concorso per Un certain regard.Il regista, presente in sala, lo presenta come un ritratto spietato di se stesso. E, in effetti, in questo modo, descrive al meglio la sua opera. Tanto atteso, eppure alla fine della proiezione la sala si era svuotata di molto. Un'ora e quaranta di inquadrature frontali di Kim Ki-Duk, stile intervista, che si racconta come uomo e come regista, intervallate ad alcuni momenti di vita quotidiana nella sua casetta isolata, dove conduce, da tre anni oramai, una vita selvaggia circondato dalla sola natura.Non si può certo dire che questo sia un film semplice, né tantomeno accessibile, anzi mi viene anche difficile dire che questo sia un film. Kim Ki-Duk non è nuovo agli sperimentalismi (vedi Real fiction) ma questa volta la sua operazione è veramente al limite. Non mi sento di dire che questa abbondante ora e mezza di confessione no-stop sia stata di mio grande gradimento ma, allo stesso tempo, non mi sento di condannare l'opera del coreano.Per girare una cosa del genere ci vuole coraggio, molto coraggio. E ce ne vuole il doppio per cantare, con una voce come la sua, a cappella, l'unica canzone che fa da colonna sonora al film. Kim Ki-Duk piange, si dispera, urla, stremita, si contorce. Di frequente canta. Tutto di fronte alla camera.Confessa lui stesso, durante il film, di non interessarsi molto del fatto che molti troveranno la sua opera noiosa, quello che contava per lui, e qui dice la cosa più bella dell'intera pellicola, era girare un film e, visto che non riusciva a girarne uno nel senso letterale della parola, si è messo davanti ad una camera e ha ripreso, filmato se stesso. Alla ricerca di una verità sincera, obiettivo principale del suo lavoro di regista. Forse in alcuni punti la pellicola sa un po' troppo di autocelebrazione ed è sicuramente difficile tenere l'attenzione viva per tutta la durata (io non amo particolarmente il cinema del coreano ma credo la visione sia difficile anche per i suoi fan più fedeli).Conoscendo il cinema di Ki-Duk speravo, finalmente, dopo tanti film sottotitolati che mi stavano consumando gli occhi, di ritrovarmi a vedere una delle sue solite pellicole, con i dialoghi ridotti al minimo sindacale, invece Arirang è un monologo senza termine.Non un film da consigliare ma un'opera coraggiosa che ha, dalla sua, diversi pregi di cui fregiarsi.

 

 

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