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Festival di Cannes 2011: Giorno Due - Sleeping Beauty, Restless di Gus Van Sant, Labrador, Polisse

Il festival di Cannes inizia a entrare nel vivo. Sono cominciate oggi le proiezioni della competizione parallela a quella ufficiale, Un certain regard, aperta con la bellissima pellicola (di cui parleremo piu approfonditamente tra qualche riga) di Gus Van Sant, Restless. Tra film in concorso, competizioni parallele, film fuori concorso, proiezioni dei classici, red carpet, qui in costa azzurra non c'è un attimo di respiro. Sembra in aumento la folla qui a Cannes: tra turisti, addetti stampa, distinti signori in smoking con, al seguito, elegantissime donne, staff del festival, non c'è piu un centimetro quadro libero dove camminare.Ma bando alle ciance e passiamo al festival vero e proprio con quattro recensioni di altrettanti film.Sleeping beautySleeping beauty, in concorso per la selezione ufficiale, pellicola della scrittrice e regista australiana Julia Leigh (nome, per lo meno per quel che mi riguarda, sconosciuto) prometteva, dando un'occhiata alla trama e ad alcune foto di scena, molto bene. Purtroppo le speranza sono state ampiamente disattese.Emily Browning (per capirci: la protagonista di Sucker Punch) interpreta una giovane studentessa universitaria, Lucy, vittima di una sorta di completa passività nei confronti della vita. Un giorno, Lucy risponde ad un annuncio di lavoro su un giornale e si ritrova a lavorare come 'sleeping beauty'. La sua mansione consiste, semplicemente, nel dormire, mentre i suoi clienti potranno godere pienamente del suo corpo completamente passivo con la sola restrizione di non penetrarla. Julia Leigh gira un film con delle ottime potenzialità, con una trama che ricorda, vagamente, il bellissimo romanzo di Marquez, Memoria delle mie puttane tristi.Purtroppo il risultato è a dir poco deludente.Il film soffre di una lentezza eccessiva, annoia in troppi punti e finisce per non riuscire a comunicare, se non in minima parte, quello che vorrebbe. Emily Browning è forse l'attrice piu inespressiva dell'intero pianeta (e non è certo una scusa, per questo, il suo ruolo di ragazza passiva e apatica). Ad affossare completamente una buona idea di partenza, ci pensa anche una pessima regia, ripetitiva e anonima fino allo sfinimento: ho contato lo stesso movimento di macchina per innumerevoli volte solo durante la prima mezz'ora di visione (e anche scuse concettuali non reggono di fronte a questa scelta).La freddezza che la regista vorrebbe imprimere alla sua pellicola risulta, alla fine dei conti, completamente sterile, e il suo stile asettico finirà per infastidire piu di uno spettatore. Quindi, in definitiva, un film con ottime premesse che finisce per essere completamente 'distrutto' da una regia e da scelte di quarta categoria, ai limiti del sopportabile per la noia e il fastidio che trasmette per tutta la sua durata.RestlessVeniamo, ora, a quello che, per il momento, è stato, a mio parere, il miglior film del festival.Enoch è un ragazzo che occupa il suo tempo libero andando ai funerali di perfetti sconosciuti. Ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale e il suo unico amico(immaginario) è un soldato giapponese, Hiroshi, che ha combattuto durante la seconda guerra mondiale.A uno dei suoi funerali, Enoch incontra la bella Annabel, una dolce ragazza a cui rimangono pochi mesi di vita a causa del tumore che le sta divorando il cervello.Van Sant dirige una bellissima storia d'amore, e ci consegna il suo film piu riuscito.Enoch, grazie ad Annabel, riuscirà, finalmente, ad amare e a capire che la morte non è l'unica alternativa possibile al dolore. Si renderà conto dell'importanza, nella morte come nella vita, di dare un senso alla propria esistenza e di farlo amando. Nella morte come nella vita, capirà l'importanza di un unione, 'dell'unione' grazie alla quale i limiti del tempo e dello spazio non potranno far altro che cadere. Il film passa da momenti tristi a qualche scena simpatica, ma l'elemento sempre presente è la grandiosa dolcezza che il regista ha voluto imprimere a fuoco sulla sua pellicola. Veramente emozionanti e dolcissime le scene dove i due ragazzi disegnano le loro sagome sull'asfalto, proprio come se fossero due cadaveri.Van Sant non trascende mai nel melodramma, non calca mai la mano alla ricerca della lacrima facile ma riesce a toccare profondamente lo spettatore. Menzione speciale per i due bravissimi attori protagonisti che mettono su schermo una delle storie d'amore piu riuscite e profonde degli ultimi anni, riuscendo con la loro sensibilità ad emozionare anche lo spettatore piu duro e restio.Come ci dice lo stesso regista, la morte è la soluzione semplice mentre l'amore, che richiede impegno e dedizione, è la soluzione piu difficile ma che, allo stesso tempo, ci può far toccare vette altrimenti irraggiungibili. Registicamente ci troviamo di fronte ad un film a metà tra le sperimentazioni e lo stile di pellicole di Van Sant come Elephant, Paranoid Park e Last days e l'accessibilità dei suoi film piu commerciali, come Will hunting e Sognando Forrester.Un film bellissimo, emozionante ed elegante.Da rivedere, senza dubbio, quando uscirà in Italia (e speriamo che uscirà!).LabradorLabrador è un film danese, diretto da Frederikke Aspock, che non concorre per il festival.Stella e Oskar sono una coppia. Vanno a trovare il padre di lei che vive da anni solo su un'isola di cui è l'unico abitante. Ben presto il padre comincerà a mettere la ragazza, che aspetta, tra l'altro, anche un bambino, contro il fidanzato. Allo stesso tempo, Oskar si renderà conto della natura ambigua del rapporto fra Stella e il padre. La pellicola risulta ben girata, elegante, mai sopra le righe. Alterna qualche buona situazione drammatica, a dei riusciti siparietti divertenti. Amori incestuosi e rapporti complicati i temi principali.Insomma, una pellicola non certo indispensabile ma che, anche in virtu della sua breve durata(circa 70 minuti), si lascia guardare senza troppi problemi.Sufficientemente carino.PolisseL'ultimo film della giornata, in concorso per la selezione ufficiale, è la pellicola della regista francese (qui anche attrice) Maiween Le Besco.Racconta le vicende della CPU (Children Protection Unit), un dipartimento della polizia francese che si occupa della tutela dei minori e cose simili. Il film tocca tanti temi (pedofilia, rapporto uomo-donna nella cultura islamica, prostituzione minorile ecc) intrecciando il tutto con le vicende personali dei poliziotti del dipartimento in questione. Quello che ne viene fuori è, a mio parere, un film veramente brutto: sembra di assistere ad una fiction italiana, una specie di distretto di polizia che incontra un film di denuncia sociale mal girato.Il problema piu grande della pellicola è che le storie che racconta non vengono mai proposte per quello che sono (ed alcune sono anche storie che, se narrate bene, hanno potenzialità infinite) ma solo per quello che rappresentano. La regista è interessata alla denuncia sociale, ma non alle storie e alle persone che ci sono dietro questa denuncia sociale. Insomma, questo film non ha cuore!E' il solito film girato da una regista politicamente schierata a cui non interessano minimamente le storie che racconta ma solo la voglia di denunciare un certo degrado sociale che ha scelto di rappresentare. Genere di film che in Italia va molto e che finisce per essere considerato cinema d'autore, anche qui a Cannes ha ricevuto un'ottima accoglienza (è stato l'unico film che ha ricevuto applausi durante la proiezione e non solo alla fine (ad esempio uno durante un monologo insignificante, fastidioso e scontatissimo di una poliziotta musulmana ad un padre musulmano che obbliga la figlia a prendere come marito suo cugino).Da segnalare una piccola parte di Scamarcio, che interpreta il compagno di una fotografa (la regista), incaricata di fare foto alla squadra di poliziotti e che si innamorerà di uno di loro.Tra personaggi stereotipati al massimo e una regia anonima da fiction, un filmaccio da evitare a tutti i costi.Bleah!!!Anche la seconda giornata del festival volge al termine.A domani per le prossime news!

 

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